POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Segreteria regionale, la sfida ufficiale tra Verini-Guasticchi-Pensi. Ma la novità attesa è una tra Porzi, Casciari e Cardinali. Sempre che non ci siano grandi outsider dell’ultim’ora

di Marco Brunacci

PERUGIA – Segreteria regionale del Pd, la volata per lo sprint finale è partita. Le variabili ancora sono rilevanti. Una su tutte: se a Renzi riesce di rinviare il congresso a dopo le elezioni europee, sempre che sia in piedi ancora il Governo e magari anche l’Italia non se la passi troppo male, anche i Pd della periferia dovranno decidere per reggenze transitorie, per maggioranze mobili, capaci di galleggiare tra le correnti, più che di aprire qualche “nuovo corso” o anche solo repliche di corsi antichi.
E allora pronti, via, ecco cosa riserva l’Umbria che si prepara alla scelta d nuovo segretario per dicembre.

Corre prima di tutto Walter Verini, veltroniano di ferro, parlamentare seconda esperienza, navigato come pochi e come pochi altrettanto preparato, colto di suo e raffinato interprete delle dinamiche di potere all’interno del partitone oggi in cura dimagrante forzata, il contrario esatto di uno sprovveduto, ma che ci tiene sempre e adesso più di sempre di darsi un’immagine di innovatore, un po’ per calcolo e un po’ perché al fondo di crede. Verini avrebbe tutte le carte in regola per fare il segretario e farlo perfino bene. Il problema è che lo farebbe – al netto di tutte le rassicurazioni possibili – per gli zingarettiani via Veltroni e questo al momento non può essere considerato un punto a favore.

Se poi finirà – come sembra – con Giuliano Giubilei (che è diverso da Verini allo stesso modo di come il branzino lo è dalla spigola) candidato sindaco a Perugia, è chiaro che sarebbe davvero difficile rivendicare anche la poltrona della segreteria regionale. A meno di non essere affetti da bulimia di potere, zingarettianamente parlando.
Il secondo candidato è Pensi in ticket con la Meloni. Ma l’allegro equipaggio allestito dal segretario regionale uscente Leonelli, che non ha lasciato un ricordo indelebile della sua presenza, già è apparso in affanno alla sua prima uscita ufficiale. Resta comunque candidato alla guida del partito anche se al momento – però la politica cambia a gran velocità in questo frangente della nostra vita terrena – nessun allibratore inglese in retti sensi ci scommetterebbe un solo penny.

Il terzo candidato è Marco Vinicio Guasticchi, che merita il massimo rispetto: ha sfidato tutti a fare le primarie, che oggi dentro il Pd è peggio che dire Banca Etruria, attende tutti al varco e li sfida frontalmente. Alla fine ha le credenziali migliori in quanto alla distanza che mantiene da tutte le correnti. Se non passa come segretario regionale, potrebbe a ragione chiedere di fare le primarie a Perugia per candidato sindaco e darebbe filo da torcere dal Giubilei zingarettiano, portato oltre che da Verini anche dal faraone Agostini, con contorno di Solinas e spruzzata di Ambroglini, che fa la parte dell’Angostura in un grande cocktail.

Resta spazio per altre candidature come si evince dalle difficoltà che hanno i tre che corrono ufficialmente. Non sfugge a nessuno che manca una donna. Per un partito che vuol rimanere progressista un grave handicap. Va da sé che se si trova quella giusta ha la strada spianata. E allora, sotto con i nomi: Donatella Porzi? Ma rinuncerà alla presidenza dell’Assemblea regionale? Carla Casciari? Ma allora tanto vale affidare l’interim della segreteria alla ottima presidente della Regione Marini, no? Valeria Cardinali? Ha studiato, è molto cresciuta, non è più soltanto l’assessore della giunta del naufragio di Perugia intitolata a Schettino-Boccali, ma resta sempre tanto ma tanto di sinistra, non vi pare? Nadia Ginetti? Meravigliosa senatrice, del gran ducato di Corciano-Solomeo, nel cuore del Cucinellishire, ma Renzi è venuto per lei a candidarsi in Umbria e, con le Leopolde che corrono, non tira una bella aria.
E allora? Questo è il quadro così si parte, ma il posto per un grande outsider ci sarebbe ancora. Ammesso che ci siano ancora outsider disponibili a correre per un partito dal futuro incerto, non tanto come organizzazione e simbolo e sondaggi piuttosto quanto come collocazione e mission.