Nel mese della prevenzione, l’emozionante testimonianza di chi sta combattendo contro il cancro e non ha alcuna intenzione di arrendersi. «Grazie ai medici che mi stanno curando»

Riceviamo e pubblichiamo con piacere e orgoglio la bellissima testimonianza di una donna che sei mesi fa ha scoperto di avere un tumore al seno. E che racconta come sia importante la prevenzione.
Che le sue parole possano essere d’aiuto a tante donne.

«Il National Breast Cancer Awareness Month, nato in U.S.A. nel 1985, è un’ulteriore occasione per puntare i riflettori sull’importanza FONDAMENTALE che ricopre il ruolo della prevenzione per combattere il cancro al seno e per ricordare a tutti quanto la ricerca possa aiutare a migliorare sempre di più i trattamenti e le cure mirati a debellare una volta per tutte questo male.

Ottobre è il mese della prevenzione del tumore al seno. Per me è anche il sesto mesiversario da quando mi è stato diagnosticato.
Si, sono una delle oltre 50mila donne colpite dal tumore al seno nel nostro paese ogni anno. E non è facile sentirsi dire “Signora, lei ha un cancro”. Anche se poi aggiungono che è piccolo, che è preso in tempo, che… tutto quello che vuoi… Inutile, la paura, la rabbia e il senso della morte entrano nella tua vita. E in quella di chi ti sta accanto.
Ciò nonostante, posso dire che, proprio grazie alla prevenzione e alla ricerca, sono anche una di quelle donne malate di tumore che può considerarsi “fortunata” fino a prova contraria. Per me e per molte delle donne che ho incontrato in questi mesi, con alcune delle quali è nata una vera amicizia, la prevenzione è stata davvero fondamentale. Non solo per una questione di vita o di morte (che ancora non è detta l’ultima parola, lo sappiamo, anche se, ovviamente, ognuna di noi vorrebbe essere parte di quell’87% che sopravvive a cinque anni dalla diagnosi). Ma almeno per poter mantenere una qualità della vita accettabile. Del resto, una vita segnata dal cancro, ammesso che continui, non potrà mai più essere quella di prima. Ciò non toglie che potrebbe essere anche migliore, se se ne riesce a cogliere l’opportunità di cambiamento.

Per quanto mi riguarda ce la sto mettendo tutta. Ho scoperto in me una resilienza che non sapevo neanche di avere. Ma devo riconoscere che ho avuto e tuttora ho un aiuto esemplare da parte del sistema sanitario pubblico.
Per questo, adesso che la strada si è fatta un po’ meno tortuosa rispetto ai primi mesi, posso -e voglio- trovare il modo per ringraziare tutti gli specialisti che mi hanno curata nel corpo ed anche nella psiche, facendo sì che quell’ospite, arrivato inatteso e di certo non gradito, non mi schiacciasse sotto il peso della sua crudeltà.
Li voglio nominare tutti, uno ad uno, e a ciascuno di loro dire il mio più sentito grazie.
Agli specialisti della Usl Umbria1: la dott.ssa Angela Gambacorta e la dott.ssa Laura Costantino del servizio di Senologia, i chirurghi Giacomo Antonini e Barbara Fabbri e tutto lo staff dell’ambulatorio di Chirurgia di Piazzale Europa, il dott. Luciano Carli con il personale della Breast Unit di Città di Castello, la dott.ssa Roberta Cherubini e gli infermieri del reparto di Oncologia di Assisi, la dott.ssa Bianca Moira Panizza e i tecnici di Radioterapia Oncologica dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Perugia, la fisioterapista Patrizia Ravaglia, lo psico-oncologo Matteo Fragola.
Un ringraziamento speciale anche al dott. Gianluca Pazzaglia, a quella splendida donna che è la psicologa Francesca Maria Frascarelli, alla mia amica Paola Fusaro e alla dott.ssa Debora Scarcella di ANT Umbria che mi hanno ascoltato e supportato (e sopportato) al di là del loro dovere deontologico.

Sono state l’abilità e la competenza di questi medici e la loro grande umanità che mi hanno permesso -e ancora mi permettono- di affrontare tutto con serenità, fiduciosa di essere in buone mani. Un’umanità che se auspicabile e per fortuna sempre più frequente, non possiamo dare certo per scontata. E che, per questo, credo vada testimoniata. Perché è fondamentale nella cura dell’anima di un paziente oncologico tanto quanto lo sono, per la cura del corpo, la preparazione e la capacità professionale.
Da qui in poi, dunque, come direbbe il nostro Leo Leonardo Cenci, Avanti tutta! La sfida continua…
Però, un consiglio: non si rimandino i controlli perchè non si ha tempo, perchè si ha altro da fare. Perché tanto a noi non ci riguarda… Ci riguarda eccome! E il rischio è che poi non si abbia il tempo per fare altro».

 

Per informazioni sul mese della prevenzione contro il tumore al seno https://nastrorosa.it/

Il video dell’Airc: