A Castiglione del Lago un convegno per riflettere sulla soppressione dei manicomi e la nascita dei percorsi della salute mentale

CASTIGLIONE DEL LAGO (Perugia) – “C’era una volta la 180, 40 anni di percorsi di vita” è il titolo del convegno che si svolgerà il 6 novembre a Castiglione del Lago, organizzato da Polis con il patrocinio di Regione Umbria, Usl Umbria 1 e Unione dei Comuni del Trasimeno, in occasione del quarantennale della Legge 180/1978 frutto del lavoro di Franco Basaglia e che ha portato alla destrutturazione dell’ospedale psichiatrico. Una giornata di riflessione sulla situazione regionale ed extraregionale della salute mentale, un tavolo di confronto su storie ed esperienze provenienti da diversi contesti.

«C’era e c’è ancora. Quest’anno la riforma Basaglia è sulla bocca di tutti, ma ciò deve avere un senso e bisogna conoscere il passato per capire i passaggi epocali. Io ho lavorato nel manicomio di Perugia dal ’90 al ’98 ed è stata un’esperienza fondamentale nella mia formazione – afferma Monica Marcelli, responsabile del settore Salute mentale e Dipendenze di Polis – Mi preme ricordare che Perugia, rispetto alla tipologia dell’ospedale psichiatrico, era già avanti rispetto ad altri territori. Si era già fatto un gran lavoro all’interno delle “mura” per dare identità e dignità alle persone. Tuttavia era un manicomio con tutto quello che comporta».

«Posso dire – prosegue Marcelli – che la destrutturazione e la chiusura sia stata una svolta di vita importantissima che ha messo in luce una nuova “possibilità” per i pazienti. Gli stessi hanno trovato, nel percorso della destrutturazione, e dopo nelle nuove comunità, maggiore dignità. Un nome dove prima troppo spesso c’era un soprannome, un maglione e un armadio proprio quando prima si accedeva al guardaroba centrale. Il manicomio era un ”utero” che accoglieva tutte le diversità, gli ultimi, tutti coloro che potevano procurare “vergogna” nella società. Forse non eravamo pronti ad accogliere quel fiume di persone disperate, spaventate ma con una grande speranza per una vita migliore e non possiamo negare che ci siano stati dei problemi perché non c’erano abbastanza servizi per dare immediate risposte».

«Abbiamo assistito ad un percorso faticoso, con la paura delle famiglie impreparate ad accogliere e a relazionarsi in un nuovo modo con i propri congiunti. Poi lentamente sono nati nuovi percorsi, nuove comunità, nuove modalità di “cura” – conclude Marcelli – adesso sta cambiando di nuovo tutto. È il momento della riflessione, dell’analisi, di tracciare nuovi percorsi di progettazione con i soggetti pubblici e privati dei territori, è il momento della co-progettazione e dell’innovazione, sono necessarie risposte flessibili, adatte a soddisfare bisogni in continua evoluzione. La giornata del 6 novembre, quindi, è pensata sì come un momento di ricordo, ma ancor più come momento di riflessione, di contaminazione e confronto per capire insieme come proseguire il cammino in salute mentale e fornire nuovi germogli di pensiero».