POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Parte la corsa alla segreteria regionale. Ecco la Gianpiero’s version: percorsi, obiettivi e una «speranza contro la rassegnazione»

di Marco Brunacci

PERUGIA – Candidatura alla segreteria regionale Pd di Gianpiero Bocci. L’ex sottosegretario agli Interni di tre Governi, uomo di punta dello schieramento del Pd e di tutto il centrosinistra in Umbria, passato per il fuoco dell’ultima prova elettorale che ha salvato solo i candidati del listino, davanti a una platea affollata di facce note e meno note, si rimette in gioco. Come? Ma soprattutto perché?

Ecco la Gianpiero’s version: come, perché e per fare che, si candida.
Dice l’ex sottosegretario: «Non voglio essere il candidato di una parte del Pd, se sono qui è perché credo ci si possa riunire in un progetto, in uno sforzo comune».
Illusione ottica? Incapacità a vedere le cose come stanno, un partito umbro, sul modello di quello nazionale, che è in mille e uno pezzi? «Proprio perché la realtà di quello che stiamo vivendo ci assale, abbiamo il dovere di dimostrare un di più di senso di responsabilità perché il momento storico, la situazione che stiamo tutti vivendo ci impongono di non essere divisi».
E allora il percorso per raggiungere il non facile risultato quale dovrebbe essere? «Il congresso dovrà essere una festa di unità di intenti, prima di tutto proprio per i delusi e gli amareggiati. Il primo passo da fare, inevitabile in una situazione di questo genere, è recuperare credibilità e autorevolezza. Non sterili dibattiti su io sono di Tizio e io di Caio».

Siamo alla descrizione di un mondo irreale, di una bella e già perduta (prima di cominciare) utopia? «Penso che non ci siano alternative, proprio perché siamo così. Ognuno deve essere protagonista del percorso di unità e di rilancio. Ognuno deve e può lavorare per una coesione che non sia di facciata». E qui dice l’indicibile: «Tutti devono lavorare per l’unità del partito». Siamo sicuri? Il progetto esiste? Non è forse un programma ovvio e irrealizzabile? Si trovano ancora in giro volontari? Nel mentre tutti si dilettano a essere di questo o di quello, a ventilare accordi, intese, architetture più o meno sofisticate, ricerca di equilibri, qualcuno nel Pd umbro può davvero pensare che ci sia gente che lavora per l'”unità del partito”?
«A questo non ci sono alternative», è la sola risposta rintracciabile nella Giampiero’s version. La domanda insomma non è cosa si dovrebbe fare, ma quale è l’unica cosa che si deve fare per non morire di fatale irrilevanza, proprio qui dove il Pd ha fatto e disfatto, è stato maggioranza e opposizione, la politica e l’economia.
Va bè, al progetto non ci saranno alternative. E allora come si dovrebbe fare? «Per avere nuova solidità e stabilità il Pd deve recuperare competenze ed energie, evitando dannosi scontri generazionali, invece piuttosto mettendo i cinquantenni al lavoro per aiutare a far crescere i più giovani, affinché diventino classe dirigente preparata nel partito e nelle istituzioni».
Ha presente, però, Gianpiero Bocci che sfide stanno davanti al Pd? «Il momento è un gran brutto momento, le sfide complicate ma qui ci giochiamo il futuro, non solo nostro ma quello di tutta la nostra comunità e dobbiamo, con ideali e valori, rispondere ai bisogni che emergono sempre più pressanti dai nostri territori».
Si rende conto l’ex sottosegretario che si va fin da subito a confrontare con una prova elettorale (amministrative ed Europee) che nasce sotto i peggiori auspici, un banco di prova da far venire i brividi? «Il 2019 – dice ai suoi attenti uditori – ci pone di fronte a scadenze elettorali nelle quali dobbiamo impegnarci al massimo. La prospettiva è quella del 2020, con la Regione in scadenza, ma si può arrivare a questo appuntamento senza aver preparato bene la strada, senza aver già colto degli obiettivi».

Quindi si deve ricominciare a vincere da subito, sapendo che la prospettiva è di medio periodo? Ma come si fa? «Il partito che immagino è a gestione collegiale. Tutti a dare il proprio contributo, pronti a confrontarci anche su sensibilità diverse, perché le diverse sensibilità rappresentano un valore, non un ostacolo. Noi stessi siamo espressione delle diverse sensibilità delle nostre comunità».
C’è una prospettiva per tutti? Una bandiera da seguire? Un sintetico tweet dal quale ripartire? «Abbiamo il dovere – chiude qui la Giampiero’s version – di restituire una grande speranza che lasci indietro per sempre la rassegnazione».