Dai termini, ai numeri europei del sondaggio fino ai costi: tante questioni aperte

Rimettiamo gli orologi: un’ora avanti o un’ora indietro? Stanotte si dorme un’ora in più o una in meno? Quesiti che tra poco potrebbero non avere più senso d’esistere: i cittadini dell’Unione Europea si dicono a favore dell’abolizione del cambio, che avviene ogni anno a fine marzo e fine ottobre.

«C’è stato un sondaggio pubblico, hanno risposto in milioni e c’è la volontà che l’orario estivo sarà quello usato tutto l’anno in futuro. Quindi sarà così. Le persone vogliono questo, stiamo facendo questo». Lo ha detto alla tv tedesca nientemeno che Jean-Claude Juncker, presidente della commissione Ue. Quindi fine del cambio e adozione dell’orario estivo per tutto l’anno? Così pare, ma restano sul campo diversi dubbi e parecchia confusione.
Anzitutto quella relativa a cosa si intenda per orario estivo. Juncker ha utilizzato l’espressione «summertime» e dunque non paiono esserci dubbi. Peccato che molti non abbiano ben capito se il riferimento è all’ora legale o a quella solare. Ebbene, l’orario estivo corrisponde all’ora legale e quindi la proposta è quella di mantenere l’ora legale tutto l’anno, lasciando le lancette spostate avanti di un’ora. Quindi l’orario attualmente in essere fino alla fine di ottobre.

Altro elemento di dubbio: nel questionario cui hanno risposto oltre quattro milioni e mezzo di europei (sicuramente un numero importante ma pur sempre circa l’un per cento della popolazione Ue) la maggior parte delle domande era legata al fatto di essere d’accordo o meno sull’abolizione del cambio, e se il cambio d’orario nell’ultimo anno aveva provocato squilibri fisici e psichici. Questo perché i paesi del nord Europa da tempo hanno posto il problema delle problematiche causate dal cambio di orario. Solo alla fine c’è la domanda legata al «summertime» e quindi all’ora legale.

Infine, l’ultima valutazione fatta da alcuni esperti riguarda proprio i numeri del sondaggio: fra gli oltre 4,5 milioni che hanno risposto ci sarebbero tre milioni di tedeschi, con la Germania che già da qualche mese spinge sulla questione. Come dire che non proprio tutti gli europei potrebbero essere così d’accordo. Il tutto senza dimenticare questioni di tipo economico, legate ai costi per l’illuminazione, riscaldamenti e condizionatori.