Solo 25 euro di differenza tra chi ha due stipendi da 1.500 euro e chi magari ne guadagna 100mila. «Questa non è progressività»

(riceviamo e pubblichiamo)
di Cgil Perugia

PERUGIA – «Gli aumenti delle rette mensili per le mense scolastiche imposti dal Comune di Perugia sono intollerabili e fortemente ingiusti».

A denunciarlo è la Cgil di Perugia che osserva come la maggior parte delle famiglie perugine e tutte quelle dei comuni limitrofi che mandano i propri figli nelle scuole del capoluogo dovranno sopportare un incremento improvviso del costo del servizio di refezione scolastica, che può arrivare in molti casi fino al 50%. «Il Comune ha introdotto una tariffazione per fasce isee, fatto di per sé positivo – commenta il sindacato – il problema è che le fasce previste sono assolutamente inadeguate, visto che solo chi è al di sotto dei 6.000 euro, quindi in una condizione di forte difficoltà economica, si vedrà confermare la tariffa dello scorso anno, che invece aumenterà per tutti gli altri e in maniera assolutamente sbilanciata per i redditi medio bassi. E non può certo bastare l’estensione della fascia di esenzione a 2000 euro (cosa giusta, ma che comunque interesserà soltanto casi di povertà estrema) per giustificare un incremento così repentino per la maggior parte dei cittadini».
Per evidenziare meglio gli squilibri della tariffazione prevista dal Comune, il sindacato, con la collaborazione del Caaf Cgil, ha effettuato alcune simulazioni. Ad esempio, nel caso di un nucleo familiare composto da tre persone, due genitori e un figlio, con casa di proprietà, basterà un reddito di appena 14mila euro lordi (che corrisponde a un solo stipendio da circa 940 euro al mese), per rientrare comunque nella terza fascia (tra 6000 e 10.000 euro di Isee) e pagare quindi 50 euro al mese di retta. Pagare cioè solo 25 euro in meno di chi rientrerà nella retta più alta, cioè tutti i nuclei con un Isee superiore ai 26mila euro, senza distinzione, però, tra chi è a 26mila e un centesimo (quindi, grosso modo chi può contare su due stipendi da 1500 euro al mese) e chi invece è a 100mila, 250mila, 500mila o oltre. I veri ricchi, insomma.

«È evidente che questa non è vera progressività – commenta la Camera del Lavoro di Perugia – e questo purtroppo dimostra come ci sia un enorme bisogno di intervenire su tasse e tariffe a livello locale. D’altronde, come Cgil abbiamo lanciato da tempo la nostra proposta per una radicale rivisitazione dei sistemi di tassazione e tariffazione locale, per introdurre reali elementi di progressività come previsto dalla nostra Costituzione. Non è possibile infatti che ci siano solo pochi euro di differenza tra chi ha una situazione familiare al limite della povertà e chi invece vive una condizione di evidente vantaggio. Ci sarebbe piaciuto discutere di questo, come del venir meno dei fondi per Fontivegge o dell’aumento delle strisce blu per il parcheggio, nel tavolo per la contrattazione sociale che il Comune di Perugia aveva annunciato ormai molto tempo fa – conclude la Cgil – Ma di questo importante strumento di partecipazione al momento, purtroppo, si sono perse le tracce».