Le soluzioni prospettate dall’assessore Salvati non piacciono affatto agli artigiani, che adesso si schierano: «Stop politica degli annunci»

di Confartigianato Terni
(riceviamo e pubblichiamo)

TERNI – Confartigianato Terni rileva con disappunto che un tema così impattante, urgente e delicato come è quello delle misure anti inquinamento a Terni dovrebbe consigliare un approccio ispirato a uno stile di managerialità, concretezza e condivisione, piuttosto che a bruschi annunci di inasprimenti dei divieti genericamente illustrati a mezzo stampa.

Rispetto alle esternazioni di pochi giorni fa del neoassessore Benedetta Salvati si prende atto che vengono genericamente tratteggiati indirizzi in parte condivisibili, quali la molto attesa adozione di misure che si auspica siano rilevanti ed efficaci anche sul fronte delle emissioni industriali e da riscaldamento insieme ad altri che, purtroppo, lasciano rilevanti perplessità.

Preoccupa in particolare l’inasprimento di misure sulla limitazione del traffico veicolare perché esse hanno la caratteristica ormai conclamata di avere un’alta capacità di produrre disagi per i cittadini e di ostacolare e ridurre la produttività e il normale svolgimento delle attività di migliaia di piccole e medie imprese. Anzi tali misure, recentemente inasprite dalla passata amministrazione, sono proprio le misure che sono state adottate tradizionalmente e i livelli di inquinamento non sono in riduzione, quindi appare ragionevole semmai dubitare della loro efficacia.

Un eventuale ennesimo inasprimento dei divieti ed estensione delle aree interdette rischia di essere vissuto come un “sacrificio inutile” e quindi di costituire un ostacolo alla collaborazione dei cittadini e delle imprese, che è invece indispensabile se oltre agli annunci e ai divieti si vogliono conseguire anche dei risultati. Inoltre rileviamo senza intenti polemici che il puro e semplice inasprimento dei divieti non costituisce una attività amministrativa ad elevato contenuto tecnico, cosa diversa semmai sarebbe la volontà di introdurre innovazioni e accorgimenti magari addirittura sperimentali, che alcune città più innovative stanno sviluppando.

La sensazione assolutamente negativa di “sacrificio inutile” appare come logica conseguenza di alcuni aspetti della situazione attuale ternana per i quali varrebbe la pena di cercare di cambiare registro. La collaborazione dei cittadini e delle imprese potrebbe semmai essere stimolata dalla dimostrazione reale dell’efficacia o meno delle misure, mentre è triste dover rilevare che non esiste al momento attuale un sistema di rilevamento dell’inquinamento mirato a verificare l’effetto delle misure nella zona zero rispetto alla zona di salvaguardia ambientale e alla zona esclusa dalle limitazioni. Non risultano infatti centraline fisse di rilevamento posizionate all’interno della zona zero (ne risulta semmai soltanto una, quella di via Carrara, posizionata subito all’esterno) e quindi è lecito domandarsi sulla base di quali dati scientificamente dimostrati si preannuncia l’ampliamento della zona zero evidentemente per estendere anche su territori più ampi benefici non dimostrati.

In più questo stile tradizionalmente scollegato dai dati e dalla misurazione dell’efficacia ha determinato nella società ternana una molto preoccupante visione del problema pervasa da negatività e da una considerazione di irrisolvibilità. A nostro avviso occorrerebbe impegnarsi invece per contrastare la sensazione di “sacrificio inutile” in primo luogo creando meccanismi di premialità (ad esempio sgravi fiscali) per i comportamenti positivi e in secondo luogo concentrando gli interventi sui fenomeni che i dati regionali individuano come maggiormente inquinanti a Terni, e cioè le emissioni da riscaldamento. Sarebbe opportuno avere degli approfondimenti sulla diffusione di impianti di riscaldamento di grandi dimensione a tecnologia altamente inquinante che sono presenti in città e sarebbero graditi, anche in questo campo, oltre agli annunci di inasprimento dei divieti, anche annunci di misure di concreto incentivo alla conversione a tecnologie più sostenibili.

Inoltre occorre, a nostro parere, non sottovalutare gli effetti negativi della radicata visione che la società ternana ha di se stessa sul tema specifico che è sostanzialmente passiva con iniziative di retroguardia rispetto agli andamenti nazionali e internazionali, quando non addirittura di pericolosissimo permissivismo all’inquinamento. In questo senso le iniziative di semplice divieto delle normali attività civili dovrebbero essere adeguatamente motivate, dimostrate nella loro assoluta necessità e considerate per quella che è la loro natura, cioè ammissibili in un quadro di urgenza temporanea, non tollerabili in una visione stabile e definitiva.

Inoltre sarebbe più condivisibile e più aderente a una visione concreta e tecnica cambiare registro anche sul tema dei controlli riguardo alle emissioni industriali e da riscaldamento, perché non esiste misura che possa portare a risultati se solo una delle cause (e nemmeno quella maggiormente responsabile) è oggetto di controlli rilevanti.
Al di fuori dell’emergenza occorrerebbe rendere la città di Terni un luogo di avanguardia sia nello studio sia nella ricerca sia nell’adozione di misure anti inquinamento innovative. Occorrerebbe coinvolgere tutte le forze cittadine in questa necessaria opera di bonifica e disinquinamento.

Per questo apprezziamo la affermata volontà di agire in tutte le direzioni (emissioni da riscaldamento, industriali e da circolazione), ma non riterremmo tollerabile una ulteriore politica di divieti gravosissimi per le imprese tutte, deleteri per il centro città, quanto inutili in termini di disinquinamento.

Riteniamo più appropriato un approccio a maggior contenuto tecnico volto ad affrontare i problemi piuttosto che la politica degli annunci che sembrano attenere al livello degli atteggiamenti e non delle soluzioni.