POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il provvedimento sa di maionese impazzita, ma soprattutto apre precedenti illimitati. E dopo il “caso Carlini” l’Ateneo torna al centro delle polemiche

di Marco Brunacci

PERUGIA – Il rettore (dopo una pagina intera di “visto che…” e “considerato che…”, tra cui “preso atto che esiste la copertura finanziaria”) decreta: “Indizione della valutazione ai fini della copertura del posto mediante chiamata ai sensi dell’articolo…”.

Quale è il “settore concorsuale”: demografia. Bene, giusto. Un demografo serve sempre, magari ci aiuta a riprendere dimestichezza con le sottrazioni su quanti figli non facciamo più, e indica la strada per capire le dinamiche sociali in corso. Si va beh, però c’è un problema.
L’Università di Perugia ha autorizzato alla procedura per dare un posto di professore a chiamata a un esperto di demografia, con regio decreto del rettore, niente meno che al Dipartimento di Medicina. Parliamo di internistica.

Attenzione, niente scatti d’ira. È perfino banale obiettare che sarebbe il caso di spendere i soldi del Tempio della scienza per trovare qualcuno che capisca più e meglio di funzionamento delle ghiandole che di su e giù di grafici. Certo che sarebbe meglio. Però un demografo può avere sempre un suo perché. Come potrebbe però avere un senso utile fare contratti diretti ad alcune altre decine di professionalità, che probabilmente adesso si affacceranno a Medicina per chiedere l’«autorizzazione alla procedura di professore a chiamata».

Perché non servirebbe forse in corsia, un giurista che conosca le fattispecie querelabili degli insulti dei pazienti che si incupiscono fortemente quando gli sbagli la diagnosi o la cura, o magari un comunicatore esperto in tecniche pubblicitarie che faccia conoscere i tuoi successi anche in prospettiva promozione dell’intramoenia, o un ingegnere che si applichi alla staticità delle barelle sulle quali vengono spesso ricoverati i pazienti.
Non sarebbe forse utile un sociologo per supportare gli Oss emarginati dagli infermieri, che hanno l’Ordine? O un ordinario di teologia per gli anestesisti in crisi di coscienza, un illuminato specialista di idraulica col quale dibattere in sala operatoria sul futuro dei cateteri, un professore illustre di lingue orientali per consentire di avere rapporti non a gesti con i pazienti cinesi, un matematico ferrato in “Teoria dei giochi” che possa placare le ire degli assistenti che hanno perso il concorso e votano Cinquestelle.
O ancora un filologo classicista che sappia che è la Pizia e sveli il mistero, consultando in greco antico l’indovina, a tutti quei bravi giovanotti che pensano che per fare strada a Medicina e ottenere una cattedra si debbano studiare i polmoni o il pancreas.

Ps. Un ordinario di demografia a Medicina apre comunque un fronte ampio di richieste, si immagina, le più svariate da parte di tutti e in qualunque disciplina. Così come il “caso Carlini” ha aperto un dibattito con frizioni non da poco nei rapporti tra Regione e Università, in particolare tra l’assessorato alla salute retto da Barberini e chi dei direttori generali dice sì a queste scelte (a proposito: pare che, al momento appoggiata a Narni, insegni una prof nella medesima specialità di Carlini, che potrebbe essere facilmente utilizzata dall’Università, con relativo risparmio: ma naturalmente è tutto da verificare, nell’ambito dell’indispensabile chiarimento sull’intera vicenda, promosso dall’Assessorato stesso con lettera). Tutto questo sperando che per il “professore a chiamata” in demografia non venga almeno chiesto il convenzionamento con il Servizio sanitario.