Barberini, sfida alle liste d’attesa: «Aprire sale operatorie e ambulatori alle 7.30»

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | E nel summit con i direttori generali (assente Dal Maso), aggiunge: «Stoppare l’intramoenia nei settori dove i ritardi sono eccessivi»

di Marco Brunacci

UMBRIA – Tre di agosto. Umidità 80% e più. Effetto canicola. L’assessore alla sanità dell’Umbria, Luca Barberini, raduna i direttori generali delle Asl e delle Aziende ospedale. Uno non viene (Dal Maso, Azienda ospedale di Terni, ma dicono abbia problemi con le automobili di famiglia e magari ha legittime difficoltà negli spostamenti). E però il sostituto ha il compito di riportare un appunto ordinato per metterlo in condizione di operare subito, perché al fondo i messaggi sono due e hanno una sola caratteristica: l’assoluta chiarezza.

Primo messaggio di Barberini ai direttori generali: se per caso, nonostante le caratteristiche da Regione benchmark e quindi di riferimento nazionale, cominciassero – come cominciano .- a peggiorare i dati sulla mobilità interregionale, per cui aumenta la mobilità passiva (pazienti umbri che vanno fuori regione per farsi curare) rispetto alla mobilità attiva (pazienti di fuori regione che vengono nelle strutture umbre), piantatela subito da tirar fuori scuse dal cassetto. Perchè lo so bene – .argomenta l’assessore già di suo – che il Lazio si è meglio organizzato con gli ospedali di confine e le altre regioni limitrofe, insieme con il Lazio, ma questo non significa niente.

Una cosa è deve essere chiara: – ha spiegato Barberini – meno mobilità attiva deve significare immediatamente meno liste d’attesa, punto e stop. Messaggio ricevuto? È evidente anche a chi non è esperto del ramo, che se vengono meno pazienti da fuori regione per usufruire delle cure degli ospedali umbri, questa minor pressione – diciamo così – va trasformata in migliori servizi e più rapidi per i pazienti umbri. Chiaro, no? L’avranno spiegato bene anche al direttore Dal Maso che non è venuto ad ascoltare l’assessore?

E a Dal Maso, come a tutti gli altri direttori, è di sicuro arrivato il “suggerimento” dell’assessore, anche se non ha potuto apprezzarlo dal vivo: le strutture ospedaliere siano laboratori di analisi, siano sale operatorie, vanno fatte funzionare dalle 7,30 del mattino, non dalle 9.

Segue messaggio correlato: la Regione Umbria e il suo assessore alla sanità credono nella facoltà dei suoi più migliori professionisti di fare attività privata intramoenia. Ci mancherebbe. Ma quando le liste d’attesa, in un settore, diventano eccessive, il direttore generale deve stoppare l’attività intramoenia. Rientra nei suoi poteri. Di modo che i primari e tutti coloro che devono fare visite specialistiche per conto dell’Azienda ospedale possano adempiere al loro dovere nei modi e nei tempi consoni alle richieste dei cittadini. Quando i tempi di attesa tornano nella normalità si può ricominciare con la normale attività privata intramoenia. Ecco la ricetta Barberini. I direttori eseguiranno?