Un giorno sull’Isola Maggiore: ospiti “Da Sauro”, rapiti dai sapori e dai profumi del Trasimeno

FOTO | Dove lago e terra si incontrano, sulla tavola, e le pietre raccontano storie antiche e sincere

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PERUGIA – C’è un che di magico nello scendere dal battello, dopo la breve traversata del Trasimeno, e poggiare i piedi a terra, sull’Isola Maggiore. E un che di magico c’è nel percorrere via Guglielmi, o fare due passi lungo la riva per arrivare “Da Sauro”: un pezzo di storia della piccola (ma più ampia) isola affacciata sulla sponda nord del grande lago.

Edificato 54 anni fa su un orto in cui nel Medioevo sorgeva un ricovero, il ristorante oggi è gestito dalla figlia dell’allora proprietario, Mariapia. Che tra un aneddoto e un «benvenuti, accomodatevi», dopo due chiacchiere capiamo al volo: vale da sola una visita all’isola. Mariapia è espressione della forza e dell’amore con cui, già matura, ha cominciato a dedicarsi all’attività di famiglia, quando il progetto del padre ha avuto fame di nuova energia. L’atmosfera è familiare, accogliente, serena. Un luogo d’altri tempi, in una zona d’Umbria davvero autentica, a poche decine di chilometri dal capoluogo di regione.

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La struttura. La lungimiranza e l’ingegno del papà di Mariapia, pescatore, che mentre tutti lasciavano la Maggiore costruiva con sacrifici e impegno la prima struttura ricettiva dell’isola, trasudano ancora dalle pietre dell’edificio. Il complesso è formato da vari corpi (la parte più antica è stata eretta utilizzando pietra del luogo), ma è la splendida terrazza sul lago, forse, la porzione più affascinante dell’intera struttura. D’altra parte sull’Isola –  che è parco regionale – da 18 anni la caccia è proibita, e non è raro incappare con lo sguardo in fagiani e conigli lasciati vivere in libertà. La prima cosa che pensiamo affacciandoci sulle acque del lago, è che il luogo sia particolarmente adatto per ospitare cerimonie, sia civili che religiose. Mariapia sorride, e conferma.

La cucina. A partire dagli anni Sessanta, “Da Sauro” hanno trovato lavoro molte donne del posto: prime, insieme alla mamma di Mariapia, a interpretare i piatti della tradizione culinaria locale. La cucina qui ha radici antiche. Trae forza e origine dal territorio, con piatti a base di pesce e di carne, ma dove il pesce di lago la fa da padrone. Antiche ricette tramandate dalla mamma – che un tempo cucinava il pescato del marito – sapientemente rivisitate da Mariapia in chiave moderna, grazie anche all’aiuto una squadra, in cucina, che ha saputo mescolare sapori e arte appresi un po’ in giro in tutto il mondo. Tutto è preparato in casa, naturalmente, rendendo “unica” la degustazione. Un consiglio? Provate il persico con pesto e scoglio di lago, poi aggiornateci.

È arrivato il momento di salutare Mariapia. La degustazione, ottima, è terminata. Il tempo scarseggia. E prima di tornare sulla terraferma vorremmo visitare tutto: la casa del Capitano del popolo, il percorso museale (con capolavori di arte sacra portati qui dai francescani fin dal 1400), la chiesa in stile romanico di San Salvatore, il museo del Merletto (in pizzo d’Irlanda) testimonianza dei fasti vissuti un tempo da questa incantevole isola. Che è sempre bello riscoprire… e degustare, se si è ospiti di Mariapia.