«Turismo, no all’alloggio selvaggio: guerra agli abusivi»

La denuncia di Agriturist e Confagricoltura Umbria: le istituzioni pongano fine alla concorrenza sleale delle strutture senza partita Iva che si promuovono sul web

(riceviamo e pubblichiamo)
di Agriturist e Confagricoltura Umbria

PERUGIA – Abusivismo e concorrenza sleale. B&B e altre forme di accoglienza extralberghiera (in ascesa anche la ristorazione familiare che va sotto il nome di home restaurant) stanno crescendo in maniera esponenziale, in virtù, soprattutto, delle opportunità offerte da internet e da intermediatori operanti attraverso piattaforme digitali.

In tale quadro sono sempre più numerosi i soggetti che si promuovono sul web con un’attività tutt’altro che occasionale, eppure senza nessuna autorizzazione, e a prezzi stracciati. Un fenomeno in crescita vertiginosa, che danneggia sempre di più gli operatori agrituristici professionali, che, al contrario, sono sottoposti a rigide regole e controlli, e che da tempo dilaga anche in Umbria, secondo quanto affermato da Agriturist, l’Associazione Nazionale per l’Agriturismo, l’Ambiente e il Territorio che fa capo a Confagricoltura Umbria. Tutto ciò è reso possibile da una scandalosa assenza di controllo da parte delle autorità competenti.

«Ogni giorno in tutta Italia nascono migliaia di B&B, in molti casi, abusivamente o con una semplice lettera al comune di residenza, senza partita Iva e senza regole particolari. E l’Umbria non è da meno – sostengono Agriturist Umbria e Confagricoltura Umbria -. Ciò che è ancora più grave è il fatto che, a differenza delle imprese agrituristiche che investono sul territorio, lo preservano grazie all’agricoltura e alla valorizzazione delle eccellenze locali, i B&B e operatori similari sfruttano il lavoro altrui, generando un’economia occasionale e un reddito il più delle volte sommerso, con una concorrenza evidentemente sleale. Per questo chiediamo che le istituzioni – lo stato, ma anche la regione – ci metta tutti nelle stesse condizioni, a partire da una seria attività di controllo alla quale sono soggetti invece gli agriturismi e che Agriturist non solo non contesta ma ritiene giusta anche ai fini della tutela e garanzia dell’utenza e per la qualificazione del movimento».

Riferendoci ai B&B si ricorda che essi nascono, come forma occasionale di ricettività e non costituiscono impresa ma semplice ospitalità e pertanto non sono obbligati alla partita Iva. Tuttavia, con il tempo, l’attività ricettiva di molte di queste strutture è diventata sempre più continuativa, ma senza possibilità di tracciabilità e con una vera e propria evasione fiscale ai danni dello Stato dovuta, appunto, alla mancanza di partita Iva, che lo stesso Agriturist ha quantificato in almeno 15 miliardi di mancato introito.

L’ISTAT parla addirittura di una evasione del 50%, che di fatto significa che i “furbi” possono offrire ospitalità a prezzi inferiori del 30%, rispetto alle strutture professionali, che finiscono inevitabilmente fuori mercato.
«Non vogliamo fare una guerra di corporazione – spiegano ancora da Agriturist e Confagricoltura – ma molto più semplicemente chiediamo alle istituzioni che tutti gli operatori della ricettività turistica abbiano le medesime regole e pari condizioni di concorrenza leale».

Si tratta di un fenomeno che si trascina da anni a livello nazionale e regionale, senza che siano state prese misure di contenimento e gli agriturismi sono ormai all’esasperazione. Secondo Agriturist, l’abusivismo turistico è una vera e propria piaga che finisce anche per danneggiare l’immagine della regione, in quanto non è in grado di garantire la qualità dell’accoglienza e la sua sicurezza, laddove non vengono rispettate le norme minime previste dalla Legge regionale 13/2013 anche per gli operatori occasionali.

Agriturist ritiene necessarie misure di contrasto a tali forme di illegalità a partire da una misura di trasparenza, utile non solo a perseguire l’abusivismo, ma anche all’informazione e tutela del turista, quale l’istituzione, con atto della Giunta regionale, dell’obbligo di indicare, in qualsiasi forma di pubblicizzazione ed a maggior ragione sulla pagine web, l’autorizzazione amministrativa, ovvero i riferimenti alla SCIA, e connessa disciplina sanzionatoria