«Soldi pubblici per l’insediamento dei nomadi in Umbria: adesso basta»

Caravan di alcuni nomadi. Repertorio
Caravan di alcuni nomadi. Repertorio

L’affondo di Squarta (Fdi): «Per l’ipotizzato censimento dei rom si è parlato di discriminazione etnica. Poi scopri che la Regione, proprio su base etnica, destina i nostri soldi ai nomadi italiani…»

UMBRIA – «Palazzo Donini spende soldi pubblici per le comunità nomadi. È opportuno interrompere questa pratica perché nel sociale ci sono tante persone davvero bisognose che soffrono sulla loro pelle situazioni di autentico disagio». L’affondo – diffuso in una nota – è del capogruppo di Fratelli d’Italia e portavoce del centrodestra in consiglio regionale, Marco Squarta.

Che sul tavolo mette già la sua proposta: abrogare cinque articoli della legge regionale 11 del 9 aprile 2015 del Testo unico in materia di sanità e servizi sociali. In soldoni, eliminare le misure volte ad agevolare l’insediamento dei nomadi sul territorio regionale, la realizzazione dei campi di sosta e delle aree di transito, l’erogazione dei contributi per l’inserimento scolastico e professionale oltre alla promozione delle attività artigiane e delle forme associative tipiche della cultura nomade. La proposta è stata già depositata.

«L’ipotizzato censimento dei rom, secondo me giusto, ha sollevato critiche pesantissime legate alla discriminazione etnica. Poi scopriamo che in Umbria ci sono fondi pubblici, soldi nostri, destinati dal governo locale proprio su base etnica ai nomadi italiani – prosegue Squarta -. Discriminazione significa favorire una comunità rispetto a un’altra. Quali sarebbero le peculiarità della cultura rom da preservare e tutelare? Il testo di legge parla della ‘salvaguardia dell’identità e della cultura nomade’, dell’individuazione dei campi di sosta per ‘favorire la partecipazione degli utenti alla vita sociale’, di ‘agevolare l’inserimento dei minori appartenenti alle comunità nomadi negli asili nido, nella scuola materna e dell’obbligo’, della ‘realizzazione di iniziative di sostegno nel settore dell’artigianato, in particolare quello tipico della cultura nomade’. Se pensiamo agli episodi di cronaca che spesso capita di leggere sui giornali, quest’ultimo punto fa amaramente sorridere. Il concetto di integrazione è esattamente contrario a quello di discriminazione. Per i nomadi non possono esserci soltanto diritti, ora basta».