POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Verini eletto subito dai resti dell’assemblea o nominato commissario da Martina. Ma la Marini frena. E allora Archimede-Polinori boccia le primarie per lo sfidante sindaco di Romizi a Perugia. E il caos regna sovrano

di Marco Brunacci

PERUGIA – Scene dalla Pd revolution. L’ex gigante rosso, padre padrone fino a un pugno di settimane fa dei destini dell’Umbria, si dibatte tra dolori che a tutti sembrano non quelli del parto di un partito nuovo, ma da coliche renali da anziano sulla strada di un inarrestabile declino.

Il quadro complessivo, prima delle notizie di cronaca: Marina Sereni entra nella segreteria nazionale di Martina, unica umbra, come esperta di sanità dopo aver curato solo il bilancio di Umbria jazz convincendo il ministro Franceschini a erogare un milione sonante. Un minuto dopo, donna di grande esperienza anche istituzionale com’è, eccola già in campo per una trama che è un capolavoro di dosaggi omeopatici e dosi da cavallo, per nominare un suo gradito alla segreteria regionale del Pd. Se qualcuno adesso alza il dito e afferma che meglio di Leonelli potrebbe essere chiunque, va fuori tema e deve essere redarguito. Se altri sostengono che il prescelto dalla Sereni, pare di concerto con il faraone di Sviluppumbria, Mauro Agostini, è il Walter Verini che ha più cultura, sagacia e qualità, senza ombra di dubbio, di quattroquinti degli eletti del Pd, vanno anche loro fuori tema. Perché nella trama Sereni-Agostini, gente da così tante ore di navigazione nell’oceano del potere ex Pci, ex Pds, ex Ds, da mangiarsi in insalata chiunque altro, in realtà vogliono fare un blitz che sarebbe propedeutico – raccontano i ben informati – per un ritorno al futuro -passato zingarettiano del Pd. Inchiodati dalla frase di Renzi: «nostalgici dei Ds» senza nessuna prospettiva.

La trama che raccontano nelle segrete stanze romane (e anche un po’ fiorentine) sarebbe questa: si chiede la convocazione urgente dei resti dell’assemblea regionale umbra del Pd, si raduna quel che resta e quelli che ci vengono, tra gli sfilacci del dopo 4 marzo, e si elegge segretario Verini. Qui vengono i primi problemi: Chiacchieroni sarà un ex comunista convinto ma Verini non lo ha mai potuto soffrire. Miccioni sarà chissà chi lo sa, ma è di sicuro attento a quel che dice la Marini, e quindi non un fan di Verini, se non dopo preciso accordo. Sul segretario ternano non contateci, perché ascolta Brega per telefono. Resterebbe, dei quattro cavalieri reggenti dell’attuale segreteria regionale, il solo Marco Tosti disposto a tutto per dare corpo e gambe al progetto Sereni-Agostini. Troppo poco perché il blitz funzioni? Tranquilli, abbiamo il piano B (e come potrebbe mancare in questa stagione senza certezze?).

Allora: l’assemblea si impapocchia, tra combattenti e reduci, non prende decisioni? Noi chiediamo a Martina di nominare un commissario (Verini, naturalmente). Noi chi? Questo è il problema, non di poco conto. Perché qui sarebbe importante che scendesse in campo la Marini in persona, la quale invece ancora tiene il punto, d’intesa con il suo riferimento romano Orfini, in favore di Renzi, anche se l’idea è quella di andare con Orfini in soccorso del vincitore, nei tempi e nei modi che si riterranno più consoni. Ma non certo adesso, che tutto fluttua.
Quindi a ottobre c’è il caso che il congresso del Pd si faccia ugualmente e il Verini dalle tante qualità finirà cancellato dagli interventi di Barberini (che è già stato chiarissimo) ma pure della Ascani, alla quale fa lo stesso effetto di una passeggiata con le scarpe strette: un’eventualità insopportabile.
Tutto chiaro il quadro? Se avete dei dubbi non prendetela con chi scrive, è il Pd che non sa che pesci prendere. La dimostrazione più lampante si è avuta nell’assemblea condominiale del Pd perugino e qui comincia la cronaca.

Si sa che a Perugia il Pd è stato punito da Giove in persona con un segretario che durante la campagna elettorale, anche sotto tortura, ha ripetuto che il 3 poteva entrare nel 2, sovvertendo tutte le leggi dell’aritmetica. Archimede Pitagorico Polinori ieri però è stato esemplare per lucidità e fermezza: è sceso in campo – si immagina molto d’accordo con la presidente della Regione Marini – per bocciare le primarie per sindaco a Perugia e ha fatto ratificare dall’assemblea condominiale che lo sfidante (o la sfidante) di Romizi sarà scelta dagli organismi di partito. Chiunque avrebbe avuto un brivido lungo la schiena, non Polinori abituato alle missioni impossibili (il 3 nel 2). Il partito potrà forse essere in dissolvimento, ma non la segreteria comunale di Perugia. E allora con le primarie bocciate si fanno avanti i primi candidati: Cernicchi? Perché no, anche senza primarie? La Vezzosi? Perché sì? La Mori? Perché escluderla? Primo mandato, donna, con tutte le carte in regola. Bori? Due mandati. Uno della generazione del tracollo Pd, guardando da vicino. E se servisse un ex comunista, capace di fare da richiamo alle armi per tutti gli ex comunisti di Perugia? Meglio Solinas che parte dallo zoccolo duretto del 2,5% di Liberi e Uguali.

In questo contesto, col rischio di ritorno a una sinistra frontista, c’è l’intervento sul suo profilo Facebook del consigliere regionale Guasticchi, il quale annuncia che si tirerà indietro se il Pd umbro non interrompe la sua corsa verso sinistra. E il caos continua a regnare sovrano.