Prosegue il botta e risposta all’interno del Partito democratico. «Estremi difensori della laicità dell’amministrazione pubblica»: Emanuela Mori attacca i compagni di partito

Dan.C.

PERUGIA – Possono coesistere le due anime del Pd, quella laica e quella cattolica «che dovrebbero integrarsi, nel pieno rispetto delle posizioni di ognuno e non certo sfidarsi». A patto che la prima, s’intende, avalli l’ingresso di icone sacre nei luoghi laici delle istituzioni. Prosegue il botta e risposta tra la consigliere Emanuela Mori – virgolettata – e la capogruppo in Consiglio comunale Sarah Bistocchi: entrambe elette nelle file del Pd ed entrambe, niente, no, fine delle analogie.

L’ennesimo strappo si è consumato lunedì di fronte alla proposta di Carmine Camicia di introdurre il crocifisso nella sala del Consiglio comunale. Con il Pd a compattarsi senza sorprese sul “no”, e con la Mori a sfidare il suo stesso partito allineandosi al voto favorevole del centrodestra. «Ho notato la sorpresa di alcuni estremi difensori della laicità dell’amministrazione pubblica sul mio voto favorevole espresso sul documento che chiedeva di apporre il crocefisso nell’aula consiliare a palazzo dei Priori. Vorrei tranquillizzare tutti sulle intenzioni che mi hanno portato a prendere questa decisione», scrive oggi Emanuela Mori.

Parola per parola, virgola per virgola: «Il mio voto rappresenta soltanto l’orgoglio di appartenere ad una cultura cristiano-cattolica che rappresenta volente o dolente la vera matrice culturale del popolo italiano. Quindi orgogliosa e non timorosa di mostrare palesemente simboli della mia cultura, che mi auguro, presto possano tornare anche nelle scuole italiane. Essere tolleranti ed inclusivi non significa abiurare la propria fede e la cultura di un’intera comunità. Nel Pd ovviamente, come è giusto, coesiste sia l’anima laica che quella cattolica che dovrebbero integrarsi, nel pieno rispetto delle posizioni di ognuno e non certo sfidarsi».