POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Corsa a segretario: Barberini brucia Verini e Miccioni si taglia fuori da solo. Ma ce la farà la Regione a resistere?

di Marco Brunacci

PERUGIA – La situazione più o meno è questa. Tutti cercano un posto privilegiato al davanzale, per restare alla finestra in posizione strategica. Non un movimento, ogni tanto appena un cenno della testa o una gita a Spoleto a far la figura dei pifferi di montagna che andarono per suonare e furono suonati, prima di rimettersi a osservare.

Il Pd umbro è in una fase di passaggio che più di passaggio non si può. Il 7 luglio a Roma non dovrebbe succedere niente. Al massimo una conferma “di servizio” e a tempo per il segretario Martina. Basta guardarsi in giro: l’esponente più titolato e navigato, cinque anni da sottosegretario agli Interni negli ultimi governi, Gianpiero Bocci, si muove come camminando sulle uova. Fosse un battello: strumenti spenti e navigazione a vista.

Intorno a lui rari segnali di vita. Ogni tanto una fiammata, ma non dura. Walter Verini si è acceso e spento nel breve volgere di qualche giorno. Una ventata di Barberini e la sua candidatura alla segreteria regionale resta solo nei pensieri di Agostini e forse in quelli di Paparelli che, dopo il travolgente risultato di Terni, è però meglio averlo contro.

Il reggente Miccioni in verità, ha parlato, ma nel dire che il prossimo segretario regionale dovrà essere un personaggio di peso, si è autoescluso dalla corsa. È noto: dopo il risultato dei ballottaggi, tanti bravi iscritti preferirebbero avere, al posto dei reggenti, una segreteria telefonica: “Non siamo in casa, ripassate a ottobre”.

Ma a ottobre qualcosa, non molto, dovrebbe succedere. Per la decisione che sta per prendere il Pd nazionale, i partiti locali che non hanno un segretario regionale potranno fare la loro scelta. Con un congresso ed elezione diretta del segretario? Probabilmente sì. Se invece si desse per buono il voto dell’assemblea, sgangherata com’è, dopo aver toccato il fondo si comincerebbe a scavare. Ma la campagna vera per la segreteria è ancora lontana.

Per chi vuol raccontare il Pd umbro, ex gigante rosso, padre padrone dell’amministrazione della politica per decenni, ridotto ora a oscuro comprimario dalla Lega superstar in molte realtà della regione, non resta che guardare a Roma. Zingaretti si è mosso forse con qualche anticipo e Renzi ha tutto il tempo per farlo secco con il sistema di sempre: una tela di ragno di propositi unitari, documenti di rinvio, votazioni non decisive, misto di affettuosità, finché non venga deglutito. Se sopravvive alla strategia del rinvio e dell’unità del partito avrà vita non facile con Calenda e i calendiani. L’ex ministro sfoglia la margherita: deciderà di rompere gli indugi e fare la scissione o preferirà l’opzione della componente interna? Farà il Fronte repubblicano che marcia diviso ma colpisce unito con quello che resterà del Pd (che potrebbe chiamarsi I Democratici) oppure vorrà guardare verso il centro dello schieramento politico, al momento attuale disabitato, per un progetto tutto nuovo? Gentiloni e Minniti compenseranno quel quid di simpatia che manca all’ex ministro? E semmai l’Umbria come si porrà di fronte alle decisioni vere? Per fare solo un esempio: la presidente Marini si metterà con Zingaretti o con quel che resta di lui o, insieme agli avanzi dei giovani turchi, un tempo trionfanti, farà fronte comune con Orfini, riparando tra i porti oggi sicuri ma dall’incerto futuro del post renzismo?

Ma come si vede non si tratta di scelte imminenti. Il 7 luglio si farà un altro rinvio. Poi si continueranno le mosse di assaggio. L’unico che qui resta estraneo a questa strategia è l’assessore regionale alla sanità Barberini. Dopo aver spento con una ventata la fiammella della candidatura alla segreteria regionale di Verini, continua a colpire e a non ritrarre la mano, evidentemente spazientito da operazioni politiche come quella di Spoleto, con gli strateghi del Pd finiti dentro le trappole che avevano predisposto.

In tutto questo stare alla finestra, in tutto questo sporgersi per osservare cosa succede, non sfugge che c’è chi rischia di cadere di sotto. La Regione, ultimo castello non espugnato dell’Umbria, difficilmente potrà vivere di nulla per altri due anni, discutendo in Assemblea regionale dei nuovi compiti dei maestri di danza della Casciari. Finire abbattuti da un colpo di sciatica su un casqué sarebbe imbarazzante.