POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Calenda definisce un harakiri la nuova segreteria di Martina, nella quale entra (alla sanità) Marina Sereni, unica umbra. L’astro rinascente Zingaretti batte Renzi nei sondaggi, Orfini e la Marini si riposizionano. E Miccioni continua a non convocare l’assemblea

di Marco Brunacci

PERUGIA – Pd revolution, si odono squilli di Calenda che giudica, con un twitter lapidario, la nuova segreteria un harakiri. Sapendo che l’ex ministro non intende accettare incarichi dalle aziende delle quali si è occupato il suo ministero (praticamente tutte), considerando che al momento fa solo lo scrittore di libri che non hanno la diffusione di quelli di Wilbur Smith, è chiaro a tutti che l’ex enfant prodige della proto-fiction italiana (Gianburrasca) resterà in politica. E ci resterà non da comprimario.

Sono sempre più gli osservatori che danno per non lontana la sua discesa in campo per un Fronte repubblicano che, a questo punto, dovrebbe avere un futuro al di fuori dei confini del Pd. Chi darà credito in Umbria all’ex ministro? Sono in diversi al momento alla finestra, ma tutti con poca fede e molto desiderio di toccare con mano le potenzialità di questa spericolata aggregazione.

Di sicuro Renzi con Calenda non ha, al momento, rapporti. Non solo: Renzi viene considerato poco meno che un Caino da evitare dovunque lo si incontri sulla faccia della terra di qualunque elezione. È vero – secondo la battuta che circola con tanto di vignetta sul web – che Renzi è stato il primo bambino a mangiarsi i comunisti, ma è anche vero che i “comunisti” della battuta sono da considerarsi indigesti per chiunque. E così bisogna attendere per sapere se è stato almeno abbastanza coriaceo. Per il momento un sondaggio Pagnoncelli per il Corriere della Sera segnala che l’elettorato del Pd sceglie Zingaretti rispetto a Renzi con venti punti di vantaggio. E però il monito di Renzi che aleggia sul Pd di oggi, di ieri, ma soprattutto di domani (“Non vorrete andare dietro a chi vuol tornare ai Ds”) potrebbe presto suonare come una maledizione biblica, la condanna per l’eventuale Pd siffatto a una percentuale da Pli di Malagodi della primissima Repubblica.

Anche questa considerazione ha un pesante risvolto umbro: tanti renziani della seconda ora, ma anche quelli della prima, potrebbero smontare la tenda all’ombra del Gran Toscano per accamparsi nel campo dell’ortodosso Zingaretti, che saprà anche di naftalina, Trabant e Comintern, ma almeno fa intravedere uno spiraglio per non morire pentastellati, sepolti all’ombra di una foglia di Fico. Sarà la presidente Marini a fare il primo passo? O invece resterà con Orfini per costruire nel Pd un’alternativa renziana senza Renzi? O sarà invece Orfini a indicare la strada verso un futuro ex Ds, portandosi dietro i resti malconci di quelli che fu l’orgogliosa truppa del Giovani turchi umbri?

La verità è che è in corso una partita a scacchi dove si preferisce far scadere il tempo che fare una qualunque mossa col rischio di sbagliare. Davvero Renzi farà il divo della Tv, come Trump, per un periodo (e magari si trova bene e resta)? Ci sarà per Calenda uno spazio per inserirsi e il tempo per spiegare quel che vuol fare? Avrà modo Zingaretti di far intendere anche agli elettori, e non solo ai quadri e quadretti di partito, che lui, l’usato sicuro, è meglio dei nuovi fiammanti?

A quest’ultimo proposito: il caso Umbria può essere un insegnamento proprio per l’astro rinascente Zingaretti. È vero: basta darsi una voce, mostrare appena un po’ di impegno per superare qualche attrito personale, che gli ex Ds si annusano e si riconoscono e si rimettono insieme che è un piacere. È esattamente quello che è successo nelle ultime elezioni comunali di Spoleto. Ma è anche vero che gli elettori che li seguono (Spoleto docet ancora) sono tanto pochi nella rossa Umbria, figurarsi dove gli ex Ds non hanno alcun radicamento, nessun potere nelle coop e nei molini popolari, nessuna moral suasion da far valere nelle assunzioni di questa o quella impresa.

Ma fino a settembre di tutto questo poco si riuscirà a capire, se non ci sarà qualche improvviso strappo in seguito a esternazione sotto l’ombrellone, da intervista canicolare.

Il resto è routine. Martina Sereni (areadem) viene indicata come unica umbra nella ristretta segreteria-harakiri (secondo la versione Calenda) del segretario Martina. Curioso: sarà la referente della sanità. Ultimamente il colpo principale lo aveva fatto con convincendo il ministro Franceschini a dare un milione di euro al festival Umbriajazz, contribuendo alla salute del suo bilancio (e infatti Pac2000A Conad – con il super manager Toppetti – ha subito annunciato che sarà l’ultimo anno che sborsa tanti soldi).

Routine anche per le segreterie del Pd. I reggenti reggono in attesa del cambio di ottobre. Miccioni convoca tutto, anche le riunioni di condominio e i consigli di classe, ma non l’assemblea. Segno che ha le idee già abbastanza chiare. Come dimostrano, inequivocabilmente, le batoste alle elezioni comunali di Spoleto e Umbertide.