E se loro si preparano a salpare, chi li seguirà?

di Daniele Cibruscola

PERUGIA – Mollate gli ormeggi: nel Pd c’è chi ha già le valigie in mano, pronto a imbarcarle, o perlomeno ad agitarle sul ponte come spauracchio, nel caso in cui la nave non vada nella direzione gradita. Un viaggio – evidentemente: di sola andata – che il renziano della prima ora Marco Vinicio Guasticchi e la compagna (di partito e nella vita privata) Emanuela Mori si dicono già bell’e pronti a intraprendere. Il biglietto di coppia l’hanno già staccato. E sono capaci di usarlo se «per salvare il salvabile, ciò che resta del Pd dovesse virare verso Zingaretti e una riedizione dei Ds». In quel caso, scriveva Guasticchi all’indomani di una difficile assemblea di partito, ciò che resta del Pd «non mi troverà più tra i suoi iscritti». Un messaggio gettato alla deriva su Facebook che la Mori ha raccolto a tempo zero – con un “like” più rapido di un aliscafo Milazzo-Lipari – e che poi, a un giorno di distanza, ha riempito di contenuti suoi.

Il clima è da resa dei conti. Di fronte, una sul porto della segreteria comunale, l’altra pronta per salpare verso chissà quali orizzonti, ci sono le due anime costitutive di un partito di giorno in giorno più frammentato dopo il tonfo del 4 marzo. «NON GUARDIAMO SOLO A SINISTRA!»: maiuscolo e col punto esclamativo, sia mai che a qualcuno sfuggisse la violenza della bordata. «Questo PD perugino – scrive Mori – non può guardare solo a ciò che rimane della sinistra ed a qualche vaga associazione di cui non si conosce nome e attività a cui si rivolge il segretario cittadino Polinori. Dobbiamo aprire le porte a tutto quel mondo cattolico che oggi trova profondo imbarazzo negli estremismi espressi da questo governo nazional-populista che rappresenta valori diametralmente opposti a quelli dei cattolici».

«Quindi ben vengano i diritti civili tanto osannati ed esasperati da una cultura eccessivamente laica – ogni riferimento ai compagni di partito Bori e Bistocchi è puramente casuale – ma allo stesso tempo il Partito Democratico deve difendere e valorizzare le istanze dei cattolici impegnati in politica e non. Quando si parla di contatti con le associazioni non si può pensare solo al mondo laico, ma dobbiamo recuperare quell’ampio fronte cattolico a cui io e tanti miei amici apparteniamo e che oggi non riescono a trovare un partito di riferimento». Conclude Mori: «Credo che solo in questo modo, ovvero condividendo ed aprendosi a nuove culture ed a nuove istanze provenienti da quel mondo moderato a cui mi riferisco ed a cui appartengo, si possa dare una svolta risollevando le prospettive di un Partito Democratico perugino ancora troppo legato alle esperienze di sinistra, diventate di fatto antistoriche e sicuramente inadeguate alla sfida che noi andremo ad affrontare nei prossimi mesi».

E sotto un fiorir di commenti («È uno scherzo?») e sberleffi («Perfetto, allora chiamatela Democrazia Cristiana»). Chissà quanti e se davvero si imbarcheranno alla fine, chissà quanti agiteranno ancora valigie piene di stracci – che a proposito: la Democrazia cristiana puliva in privato – e chissà cosa ne penserà chi sceglierà di rimanere sulla terraferma: unico luogo, in fondo, dove è possibile (ri)costruire.