POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’assessore regionale interrompe la calma piatta del dopo tracollo elettorale e brucia la prima candidatura alla segreteria. Volano anche i pesi piuma alla Miccioni. I tanti della corrente: «Io speriamo che me la cavo»

di Marco runacci

UMBRIA – L’impressione è che si attenda che anche l’eco di questi risultati elettorali e dei successi leghisti, anche nei sondaggi, si spenga, prima di tornare a parlare di politica dentro il Pd umbro. A scuotere tutti dal torpore, ma con esiti modesti, ci ha provato l’assessore regionale Luca Barberini, il quale ha affidato al Messaggero alcune riflessioni, che vanno, per sintetizzare, in questa direzione: il Pd deve fare una profonda riflessione, un punto e a capo, se vuol rimanere un partito unito e competitivo, portatore di un progetto per quanto ampio e con varie faccettature.

Questo vale per l’Italia, ovviamente, ma vale soprattutto per l’Umbria. E nel frattempo spara un missile terra aria sull’unica candidatura alla segreteria regionale che, in queste settimane di rovesci elettorali, si è materializzata: quella del deputato Walter Verini. Verini, veltroniano di ferro, è stato molto critico con la gestione delle candidature nell’ultima tornata elettorale da parte del duo Marini-Leonelli con sponda romana renziana, fino ad essere accreditato di pesanti considerazioni, ma poi è tornato a un rapporto politicamente corretto, merito soprattutto nella candidata spoletina Laureti, che Verini ha ritenuto una scelta azzeccata, nonostante la bruciante sconfitta con alleanze al di là del bene e del male.

A Barberini – narrano i ben informati – pare che Verini abbia risposto, confermando di essersi messo a disposizione del partito, ma con questo non intendeva avanzare una vera e propria candidatura.

E infatti nel Pd umbro tutto è in alto mare. Esemplare per britannico fair play nel tracollo elettorale è stata Catiuscia Marini, presidente della Regione, che ha superato con imperturbabile aplomb la tempesta. Si è fatta vedere al Gay pride, ottenendo grande successo per la bandiera esposta su palazzo Donini, insieme con il segretario comunale Polinori. Poi ha continuato a citare commi e leggi e riferimenti ad altri commi e altre leggi in tutte le uscite che ha fatto. Scomparso tra i flutti Leonelli, segretario dimesso dopo il 4 marzo, non avendo alcuno spessore il parere dei vari Miccioni e reggenti vari, si aspetta che il Pd intessa la base per una discussione di sostanza. In gioco c’è la sopravvivenza del partito a livello nazionale, ma anche la possibilità che il Pd umbro torni a non essere un co-protagonista da meno di 10 consiglieri comunali in tre grandi città umbre. Un partito gregario.

Barberini ha scagliato il sasso, non ha nascosto la mano, ma in giro c’è il vuoto pneumatico, un’aria da “io speriamo che me la cavo” che certo non aiuta soluzioni di gruppo. Anche se gli schieramenti vanno componendosi, seguendo gli input nazionali. Tra qualche ora proviamo a tornare sull’argomento per definire uomini e mezzi in attesa – se mai arriverà – dell’Harmagghedon nell’Umbria rossa, lo scontro finale.