un contributo de “Il tarlo”

Quando la pressione fra noi è alta, non importa quale sia il motivo, siamo di pessimo umore e, visto che siamo soli, non possiamo che prendercela l’uno con l’altra. Siamo una coppia di vecchi brontoloni ed a volte questa cosa mi sorprende. Di coppie come la nostra ho avuto modo di vederne tante, coniugi che avevano vissuto una lunga esistenza insieme, finendo con l’intolleranza che caratterizza spesso i rapporti fra vecchi. Specie se costretti dalle circostanze ad una routine privata di ogni significato per la mancanza del lavoro e dei figli.
Noi siamo una giovane coppia di anziani, una delle tante che il nostro variegato tessuto sociale ha prodotto fra i risultati dei mutamenti intervenuti negli ultimi trent’anni.
A volte siamo proprio in crisi, poi “il mio amore” pronuncia la formula magica, ’ndem fora dei bal, in puro milanese (sulla o ci vorrebbe la dieresi, ma il computer non ce l’ha). Sappiamo entrambi che funzionerà, così ci organizziamo per una partenza veloce. Le prime ore del giorno successivo ci trovano pronti ed eccitati per l’ennesima piccola avventura che ci vedrà parlare di mille cose, ridere come bambini, vivere l’atmosfera dei giorni magici ormai lontani. I giorni della nascita del nostro amore, nel quale ci siamo tuffati senza riserve, senza riflettere, proprio noi che di batoste ne avevamo avute a sufficienza, noi che avevamo giurato “mai più”, noi ad un’età da nonni, rivivere l’entusiasmo degli adolescenti…

Non abbiamo mai rimpianto la nostra incoscienza, nonostante avessimo entrambi vissuto un tempo di solitudine così lungo da avere acquisito tutti i comportamenti di chi non deve utilizzare il compromesso anche per scegliere cosa guardare alla tv. A distanza di anni continuiamo a pensare che la solitudine non può essere una dimensione esistenziale, è molto più simile ad un crudele esperimento, come quelli che abbiamo studiato all’università, compiuti allo scopo di comprendere e quindi governare, i comportamenti umani.
Quando ci siamo conosciuti l’euforia ci veniva anche dalla convinzione di essere liberi da qualsiasi vincolo, considerata la rispettabile età di entrambi e la solitudine nella quale eravamo stati relegati anche dai nostri familiari, eravamo sicuri di poter vivere, questa volta senza renderne conto a nessuno, una vita migliore della precedente.

Abbiamo scoperto che da giovani eravamo condizionati dai nostri genitori ed ora lo siamo dai nostri figli, abbiamo realizzato che è molto difficile condividere le famiglie di origine e quasi impossibile condividere quello che è rimasto di ciò che abbiamo contribuito a realizzare. No, non eravamo liberi, non siamo liberi, anche perché difficilmente ci si libera dei “fantasmi” del passato, ci si illude di aver superato tutto e di poterci pensare senza provare emozioni, ma non è possibile perché siamo il risultato delle esperienze che abbiamo vissuto.
Così ogni tanto ci fa veramente bene allontanarci dal quotidiano, andare a trovare cari amici lontani, partire con altre coppie, partire da soli alla scoperta di orizzonti sconosciuti. Quando siamo soli scegliamo mete poco conosciute e ci capita di apprezzare paesetti, borghi, piccole città, vallate, laghetti, colline, montagne… non compresi nei circuiti turistici, ma non privi della bellezza che caratterizza tutta la nostra penisola. In Italia si mangia bene dappertutto, le persone sono gentili ed accoglienti, i posti non percorsi dai turisti non sono solo meno affollati, ma anche più autentici…
“’ndem fora dei bal” una bella boccata di ossigeno che ci consente di rimescolare le carte e riprendere il gioco per continuare la partita con quella voglia di scoperta che rende bella la vita.