Il Consiglio comunale approva la proposta di Carmine Camicia. Emanuela Mori (Pd) vota con la maggioranza. Sarah Bistocchi (capogruppo Pd): «Laicità delle istituzioni immiserita dal Comune e umiliata da chi confonde le bandiere con le bandierine»

Dan.C

PERUGIA – Dritto, rovescio, affondo. Dritto: «Finalmente il crocefisso dentro la sala del Consiglio comunale». Citazione, Carmine Camicia. Affondo: «Mettere ai voti il crocifisso, ecco la vera blasfemia». Citazione, Sarah Bistocchi. Nel mezzo il rovescio: il voto favorevole della consigliere Pd (per quanto ancora?) Emanuela Mori, che si schiera con la maggioranza e dà il placet all’ingresso di un’immagine, palesemente sacra, in un’assise dello Stato, costituzionalmente laico. Succede di tutto e si vede di più, nel corso di in un mite lunedì perugino, annus domini 2018.

La capogruppo Pd, Bistocchi, sintetizza così: «Saltano gli schemi maggioranza e opposizione, saltano anche le diatribe tra credenti e non: qui non c’entra la politica, né tantomeno la fede. C’entra solo la laicità dello Stato e delle istituzioni, immiserita oggi dal Comune di Perugia, e umiliata da chi confonde le bandiere con le bandierine, i principi con le ideologie, i simboli con i segnali (ma poi, a chi?)». Il dritto ha parlato. L’amministrazione comunale per adesso tace. E al momento sui social – soprattutto sui social – resta in silenzio pure il rovescio, Mori: ultimo post sabato pomeriggio all’ora di pranzo, per fare «#barricate» e difendere «#prosciutto #olio #parmigiano #orgoglio #Italia» dall’Onu che «vuole considerare dannose alla salute le eccellenze italiane!».

Di nuovo all’attualità, ancora Bistocchi: «Mi sfugge l’opportunità di presentare un ordine del giorno in cui si chiede di apporre il crocifisso nella sala del consiglio comunale, la casa di tutti, mi sfugge l’utilità di costringere i consiglieri comunali a discuterne e a sottoporlo ad un voto. Un atto strumentale e un gesto provocatorio, che nulla aggiunge ad una sala del consiglio antichissima che già ospita un’immagine sacra (la Madonna con bambino del Pinturicchio) e la Pietra della Giustizia, che bastano a presentare l’identità, la storia e la vocazione della città di Perugia».

E infine: «Stefano Rodotà, in un saggio molto bello di qualche anno fa (‘Laicità e democrazia’), spiegando la contrapposizione tra ‘tavole di valori’ (quelli che emergono dalla Costituzione da una parte, e quelli desunti dai documenti propri dell’attività del Vaticano dall’altra), rileva come nel dibattito pubblico da parte di leader politici, siano talvolta più frequenti i riferimenti alle encicliche che non i riferimenti alla Costituzione. Una tendenza nella quale sono certa di non incappare personalmente, ma che posso comprendere. Quello che invece proprio non comprendo è l’ennesima stortura, l’ennesimo atto fuori luogo (e fuori tempo) approdato oggi in consiglio comunale». Fuori tempo con l’anno del Signore 2018, forse, non con un mite lunedì perugino di luglio.

Aggiornamento: la risposta di Emanuela Mori