Ora lo cercano ovunque

PERUGIA – Era monitorato per radicalismo islamico e aveva, pendente, un provvedimento di espulsione dall’Italia. Eppure l’uomo, un detenuto straniero di 32 anni, ristretto nel carcere di Perugia con fine pena 2020, godeva della semilibertà: ne ha approfittato, facendo poi perdere le sue tracce. «Tecnicamente si tratta di evasione, e questo non può che avere per lui gravi ripercussioni se non si costituisce al più presto», spiega Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato autonomo di polizia penitenziaria (Sappe).

Bonino giudica la condotta del detenuto «un evento irresponsabile e gravissimo, per il quale sono già in corso le operazioni di polizia dei nostri Agenti della Penitenziaria finalizzare a catturare l’evaso. Ma certo va fatta chiarezza sulla vicenda in sé, sulla mancata espulsione dell’Italia e sul fatto che un detenuto monitorato per radicalismo islamico fruisca di benefici penitenziari che gli consentono di uscire dal carcere». Nel 2017, in Italia, sono state 18 le evasioni da istituti penitenziari, 36 quelle da permessi premio, 17 da lavoro all’esterno, 23 da semilibertà e 33 dovute a mancati rientri di internati. «Dati minimi, rispetto ai beneficiari», sottolinea Donato Capece, segretario generale del Sappe. Perciò, spiega, «questo non deve inficiare l’istituto della concessione delle ammissioni al lavoro all’esterno o dei permessi ai detenuti».

Piuttosto servirebbe, prosegue, «e il Sappe da tempo lo propone, un potenziamento dell’impiego di personale di Polizia Penitenziaria nell’ambito dell’area penale esterna. A nostro avviso è fondamentale potenziare i presidi di polizia sul territorio – anche negli Uffici per l’Esecuzione Penale esterna -, potenziamento assolutamente indispensabile per farsi carico dei controlli sull’esecuzione delle misure alternative alla detenzione, delle ammissioni al lavoro all’esterno, degli arresti domiciliari, dei permessi premio, sui trasporti dei detenuti e sul loro piantonamento in ospedale. E per farlo, servono nuove assunzioni nel Corpo di Polizia Penitenziaria, La sicurezza dei cittadini non può essere oggetto di tagli e non può essere messa in condizione di difficoltà se non si assumono gli Agenti di Polizia Penitenziaria. Anche queste possono essere le conseguenze alle quali si va incontro con lo smantellamento delle politiche di sicurezza dei penitenziari e delle carenze di organico della Polizia Penitenziaria, che ha 8mila agenti in meno. Chiudere uffici di Polizia è sempre sbagliato: ne va della sicurezza sociale».