FOTO | Hanno cominciato con un ettaro, ora sono venti quelli coltivati con grani antichi. Nasce l’associazione “Progetto terre di Bettona”

BETTONA (Perugia) – Si è svolto giovedì 26 luglio a Bettona il convengo “Vivere insieme il Territorio”, che ha sancito la nascita dell’associazione culturale omonima. Si è parlato anche dell’importanza dell’uso dei grani antichi, prima coltura su cui le aziende del Progetto Terre di Bettona hanno investito.

Quattro giovani imprenditori agricoli bettonesi – Matteo Pennacchi, Ettore Caponi, Eleonora Maria Siena e Pierluigi Mariottini – hanno scelto di produrre in modo diverso, garantendo non solo la qualità dei prodotti, ma anche dei processi – con un nuovo paradigma culturale basato su tre parole cardine, ambiente, salute e reddito equo – e, non ultimo, favorendo la promozione del territorio. Un territorio, quello di Bettona, dove in passato l’agricoltura ha avuto un forte sviluppo e rappresentato la prima voce di reddito, ma che poi non è stata in grado di interpretare i cambiamenti e di svilupparsi con un nuovo approccio produttivo.

Nasce, per questo, il progetto “Progetto Terre di Bettona”, ideato e realizzato dall’omonima associazione, che è stata costituita giovedì scorso, 26 luglio, a margine del convengo dal titolo “Vivere insieme il territorio”, in cui si è parlato della necessità di affermare un nuovo modo di fare economia – agricoltura in particolare – e di fare comunità. Tutto parte dall’esperienza dei quattro soci fondatori del Progetto che in poco più di quattro anni hanno sviluppato la produzione di grani antichi partendo da appena un ettaro e arrivando ai venti di oggi con una scelta che li sta premiando e i cui vantaggi, rispetto a i grani tradizionali, sono evidenti se si pensa alla vitalità del terreno, al venir meno di concimi e diserbi, alla qualità delle farine, al reale beneficio in termini di gusto ed infine in termini di salute.

«Da qui -spiegano Ettore Caponi e Matteo Pennacchi, i primi a sperimentare la coltivazione dei grani antichi- la volontà di fare qualcosa che contribuisse anche a valorizzare il nostro territorio, a favorire un cambio di mentalità rispetto al passato, a diffondere una cultura del “buono in ogni senso”. Siamo partiti con un solo ettaro e in tre annate siamo passato a venti, ma il nostro intento non è quello di produrre grandi quantità bensì produrre grande qualità che però deve essere accessibile a tutti. Per questo abbiamo pensato ad un marchio che fosse nel tempo riconoscibile per la qualità dei prodotti e dei processi produttivi e che contemporaneamente riesca a comunicare la consapevolezza con il quale stiamo facendo questo lavoro che è indubbiamente a vantaggio di tutti e non di pochi».

Nel prossimo futuro il marchio Progetto Terre di Bettona garantirà anche altri prodotti locali, con lo stesso approccio, a condizione che i produttori e trasformatori associati perseguano le linee guida indicate. «In questo nostro percorso -hanno spiegato Caponi e Pennacchi, il primo consulente d’impresa e il secondo agronomo- siamo stati sostenuti da Slow Food Perugia e dal Prof. Stefano Benedettelli, docente di Genetica Agraria e di Miglioramento genetico delle specie vegetali all’Università di Firenze e abbiamo avuto il fondamentale supporto organizzativo della Proloco di Bettona».

Sono stati anche proprio loro -insieme all’agronomo Donato Silveri del Consorzio della Solina d’Abruzzo e a Giordano Stella dell’Associazione Coscienza Verde- i protagonisti dell’incontro Vivere insieme il territorio di giovedì scorso, per spiegare che cambiare si può e si deve. «Gli obiettivi a medio termine dell’associazione -hanno concluso Pennacchi e Caponi- ci vedranno impegnati ad organizzare incontri periodici finalizzati a divulgare, con l’aiuto di esperti, tutte le tematiche odierne legate all’Ambiente e alla Salute in cui siamo tutti coinvolti, oltre sviluppare la produzione di farine e prodotti finiti di alta qualità che saranno disponibili a prezzi accessibili».