Un cappellaio matto decide dove possono andare gli umbri (e chi può venire)

Perugia, aeroporto San Francesco
Perugia, aeroporto San Francesco

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | L’aeroporto perde i voli promessi, le strade portano solo nelle Marche sud, la E45 “si farà”, il treno è una Freccetta. Sos, o si fa subito una cabina di regia o una matassa insensata strangolerà l’Umbria

di Marco Brunacci

PERUGIA – Ora è certo: un cappellaio matto decide dove possono andare o non andare gli umbri. Lo stesso svalvolato personaggio che finora si riteneva essere frutto della fantasia di Lewis Carroll e confinato nel Paese delle Meraviglie della tal signorina Alice, determina anche i flussi turistici potenziali per l’Umbria verde e i possibili rapporti economici che le aziende della zona possono intraprendere.

La dimostrazione? Il caso di Cobrex che lascia in braghe di tela l’aeroporto di Perugia dopo aver promessa tratte per Barcellona e Bucarest è solo l’ultima dolorosa conferma. Per chi aveva scritto che anche la sola dicitura della compagnia (Cobrex faceva pensare, al pari della Freccetta rossa per Milano che parte alle 5.13 di mattina, alle memorabili avventure del ragionier Fantozzi più che a una moderna compagnia aerea) non era rassicurante è solo una stazione della via crucis.
Su quel treno per Milano, che tanto successo ha (a proposito: mentre trionfa il Freccetta rossa, quanti passeggeri perdono gli altri convogli di Trenitalia?), abbiamo già illustrato tutte le perplessità possibili. Se un treno che parte alle 5.13 è una risorsa per una città come Perugia, vuol dire che una regione e una città sono condannate a essere definitivamente periferia del Paese, da accontentare con un tozzo di pane ogniqualvolta chiede qualcosa.
Ma delle strade vogliamo parlare? Adesso ne abbiamo aperte tre, nuove, poco (o punto) transitate, che collegano l’Umbria con il sud delle Marche, nel momento in cui l’Umbria e le Marche sono le due regioni italiane che non riescono a far ripartire l’occupazione. Sì, va be’, si va verso il sud. Evviva: ma dobbiamo ancora ricordare che la Puglia non è la California?
E però, in compenso, ci sono annunci di investimenti multimilionari sull’unica arteria di collegamento dll’Umbria col nordest, terra promessa dell’economia italiana: si chiama E45 ed è sinonimo di strada malmessa, tra le tante malmesse d’Italia. L’annuncio c’è, l’attesa per gli interventi anche. Di sicuro però passeranno anni prima che si potrà transitare su una E45 dignitosa, con standard decenti di sicurezza, e senza fare lo slalom tra i cantieri, come gokart tra i birilli.
Ma al cappellaio matto che evidentemente finora, a nostra insaputa ma soprattutto a insaputa dei governanti di queste parti, ha gestito l’arrivo e le partenze dei turisti come pure il carosello delle merci in entrata e in uscita e la possibilità di avere contatti con altre zone del mondo, per studio o per lavoro, questa matassa impazzita che ha prodotto deve sembrare un capolavoro. E un capolavoro lo è: surrealista. Aeroporto, strade, ferrovie senza alcun senso logico compiuto.
L’ultimo episodio che abbiamo riferito, quello della Cobrex che molla l’aeroporto di Perugia sul bello della stagione, ha rivalutato in un colpo solo anche Giacomo Leonelli, Pd, che ha chiesto non la testa di nessuno ma di valutare l’operato della Sase, la società che con soldi pubblici manda avanti (ma anche indietro) l’aeroporto. La strada giusta è quella della aperta discussione e della valutazione, del confronto e del riconoscimento dei fallimenti. Gli errori vengono da lontano, troppo comodo prendersela con gli ultimi amministratori. Ma in questa morta gora che è l’Umbria ferma di questo 2018 qualcuno ha voglia di provare a immaginare e impostare una cabina di regia che dia un senso agli interventi su comunicazioni e infrastrutture della povera Umbria?