Terni e Spoleto, mine sotto la stabilità della Regione

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Pd, conto alla rovescia per la resa dei conti post ballottaggi. Il violento attacco di Pardini alla politica della giunta regionale e la richiesta di ricambio radicale di classe dirigente. E c’è chi si attacca alla Laureti per non scomparire

di Marco Brunacci

Terni e Spoleto, mine sotto la stabilità della giunta regionale. Non solo una questione di infausti effetti G, ma evidentemente, in tanta parte del centrosinistra, si è fatta strada l’idea che qui, nel dopo ballottaggi, serve un punto e a capo, con responsabilità da distribuire a capi e capetti e nuovi scenari da ridisegnare da subito.

Il Pd egemone, gigante rosso dell’Umbria che sembrava inamovibile, non c’è più. In tanti si riempiono la bocca con il fatto che l’elettorato oggi è mobile. E sarà anche mobile, ma qui non ripassa più dal Pd se non c’è un cambio di classe dirigente radicale, sostengono in molti altri.

Fatto sta che Terni è strapersa, con il risultato peggiore che si poteva immaginare (è il 12% quello che il Pd ha preso esponendo la sua bandiera, altro che linea del Piave, direttamente cascata delle Marmore). Il candidato scelto dopo faticosa discussione, Angeletti, dimostra di essersi perso da tempo e non sa che fare neanche ora, dopo il tracollo.

E così le parole dette da un ex senatore dell’ex gigante rosso, Pardini, arrivato in Umbria dal nord, cardiochirurgo di fama e contestatore di metodi e sistemi della giunta Di Girolamo ben prima che arrivasse al collasso, bruciano come pietre infuocate sulla pelle del partito. Non solo se la prende senza mezzi termini contro la presidente Marini e con il vicepresidente Paparelli, nomi e cognomi, ma anche con tutta la linea politica della giunta regionale che Pardini descrive con lapidarie parole in una lettera aperta al Messaggero: «Una Regione che, al di là dei roboanti annunci di fondi perennemente in arrivo, di provvedimenti sempre pronti per essere emessi, in realtà di Terni si ricordava quando c’era da venire a prendere voti, mentre in città le aziende chiudono, il lavoro non c’è e il degrado urbano è ovunque».

Non, insomma, una critica a piccole scelte politiche oppure dissensi per reazioni inadatte a questioni giudiziarie che finchè non hanno uno sbocco definitivo in una sentenza sono comunque tutte da definire, ma un pesante j’accuse alla linea politica della giunta regionale.

Attaccare questa o quella scelta politica del Pd è una cosa, fare a pezzi la politica di una giunta regionale è un’altra. Con Pardini, vicino a moderati dem del consigliere regionale Brega, bisognerà fare i conti. Si dovrà però attendere fine mese. Sì, perchè il primo redde rationem è stato rinviato: l’assemblea comunale del partito che doveva svolgersi il 18 si farà solo il 28, mentre anche il presidente del consiglio comunale, Piccinini, ha deciso di dimettersi e in giro c’è un’aria di Caporetto devastante.

Ma come mai il rinvio al 28 col Pd fuori dal ballottaggio? La questione non riguarda Terni ma Spoleto. È a Spoleto che alcuni (probabilmente anche i massimi vertici della giunta regionale, presidente in primis) guardano attendendo il segnale positivo da interpretare – mamma mia, quanto voglia c’è – come inversione di tendenza. Non basta – è evidente a tutti – la riconquista di Passignano, grazie a un sindaco dalla faccia pulita, ma soprattutto grazie a un voto che arrivava dai dritto dritto dalla spaccatura evidente del centrodestra. Non basta neanche Corciano, dove ha contato più il veto di Marco Squarta (Fdi in Regione) a candidati potenzialmente vincenti per il centrodestra che la pur solida guida del sindaco uscente (e ora rientrante) Cristhian Betti.

Se a Spoleto il Lazzaro-Pd risorge pur sotto forma di una Laureti civica, contro un candidato moderato e molto civio, come il magistrato De Augustinis, assai poco sbilanciatro sul populismo di destra, sarebbe obiettivamente un bel colpo. Quanto bello? Beh, si tratta di accontentarsi, perché perdere in una regione finora a rosso fisso come l’Umbria tutti i parlamentari dei collegi e le due città capoluogo non è esattamente un godimento. Però, l’impegno con il quale i palazzi del piccolo potere rimasto al centrosinistra si stanno muovendo, i primi entusiastici comunicati sul risultati del primo turno, fanno pensare che questa carta verrà giocata fino alla fine.

A Spoleto sono in corso tentativi di apparentamenti (ufficiali o no) con la Bececco, che ha in carniere voti di due liste civiche facenti riferimenti ad altrettanti importanti ex assessori della giunta di centrodestra dello scomparso sindaco Cardarelli, Profili e Cappelletti.

Ora è chairo che l’elettorato che ha votato Bececco è un elettorato non Pd, anzi probabilmente anche più di destra di quello di De Augustinis. Far passare un eventuale successo della Laureti come un ritorno del Pd sarebbe un’impresa ardua, ma non impossibile a chi comunque è sull’orlo del baratro e intende rimanerci finchè non precipita a valle anche l’ultimo centimetro di terra.

Dall’altra parte è facile immaginare che un accordo di vertice Bececco-Laureti non vincoli più di tanto quello stesso elettorato, a meno di promesse alle quali non si possa dire di no, ma questo è la politica di oggigiorno. Con poche certezze. E molti numeri da circo, comprese acrobazie nel vuoto pur di non sparire.