Barberini: «Per evitare rincari eccessivi e tariffe tanto basse da non poter garantire servizi che sono rivolti a una categoria da tutelare»

UMBRIA – Evitare «corse eccessive verso l’alto e anche tariffe talmente basse da non poter garantire servizi che sono rivolti a una categoria fragile», da tutelare. È con questo obiettivo che giovedì mattina – con proposta presentata dalla Giunta, approvata a maggioranza in Terza commissione – la Regione ha deciso di mettere mano al regolamento che disciplina requisiti e modalità di rilascio dell’autorizzazione al funzionamento dei servizi socio-assistenziali a carattere residenziale e semiresidenziale per minorenni sul territorio.

A illustrare l’atto, che contiene percorsi autorizzativi e standard di assistenza che debbono essere garantiti per le diverse tipologie di strutture previste, è stato l’assessore alla Salute, Luca Barberini: «Per la prima volta ci sono tariffe che debbono essere applicate per ogni singolo servizio previsto dal regolamento. Non una tariffa secca ma la possibilità per i gestori, in accordo con le zone sociali, di applicare una tariffa fra un minimo e un massimo da definire. Questo eviterà corse eccessive verso l’alto e anche tariffe talmente basse da non poter garantire servizi che sono rivolti a una categoria fragile. Avevamo riscontrato una forbice fra i 60 e i 70 euro al giorno, fino a 450 al giorno, quindi siamo intervenuti accorciando le distanze».

«Abbiamo inoltre inserito – ha aggiunto Barberini – modifiche introdotte dalla legge di stabilità, che prevede le figure di educatore professionale socio-pedagogico e di pedagogista con diploma di laurea. Affrontato il tema di chi lavora in queste strutture da almeno dieci anni e che ha quindi maturato la giusta esperienza per svolgere l’incarico in questo settore ma si ritroverebbe espulso dal mercato in caso di rigida applicazione delle norme, che non tengono conto delle competenze acquisite sul campo se non viene completato tutto il percorso formativo previsto dalla normativa. Ci assumiamo la responsabilità politica di questa scelta: non ci sentivamo di rinunciare a queste professionalità, molte delle quali impiegate in campo sanitario, e lasciarli per strada».

Contrario il vicepresidente della Commissione Sergio De Vincenzi (gruppo misto-Umbria Next), secondo il quale viene introdotta una fattispecie aggiuntiva che appare non in linea con la normativa nazionale, a tutto rischio della Regione, che si fa garante di figure professionali che non hanno la qualifica di educatore professionale socio-pedagogico, che deve essere acquisita attraverso corsi intensivi di formazione organizzati dall’Università.