Perugia, dopo un nuovo ricorso, Joan sfida ancora il Comune

Omphalos, Pd e M5s fuori dall'ufficio del sindaco Romizi (foto Facebook Perugia Pride)
Omphalos, Pd e M5s fuori dall'ufficio del sindaco Romizi (foto Facebook Perugia Pride)

Torna in consiglio il caso del bambino figlio di due madri e della trascrizione dell’atto di nascita negata. Pd e Omphalos: «La più brutta pagina in tema di diritti mai scritta a palazzo dei Priori»

(riceviamo e pubblichiamo)
di Gruppo Pd Comune di Perugia
Omphalos
Il comunicato del Gruppo Pd Perugia

PERUGIA – Il caso del piccolo Joan, bimbo nato ormai più di un anno fa in Spagna da due madri italiane, suo malgrado noto alle cronache locali e nazionali per la mancata trascrizione del suo atto di nascita nel registro del Comune di Perugia, unico caso in Italia e in Europa, nonostante una sentenza del Tribunale Civile che ha ordinato al sindaco Romizi di procedere alla immediata e integrale trascrizione dell’atto, ha registrato oggi la più brutta pagina in tema di diritti mai scritta al Comune di Perugia, che vede non riconosciuti i diritti di un bambino e dei suoi genitori, incolpevoli vittime del governo di una città i cui rappresentanti non sono all’altezza della storia che essa rappresenta.

Il sindaco Romizi, nella seduta odierna di question time, era infatti chiamato a rispondere, comunque con ben più di un anno di ritardo, ad una interrogazione presentata dal Partito Democratico che, dopo aver combattuto per il riconoscimento del diritto di cittadinanza del bambino, della bigenitorialità, della trascrizione del suo atto di nascita, si riproponeva di incalzare il Sindaco sull’applicazione della sentenza del Tribunale Civile di Perugia, per una trascrizione dell’atto integrale che potesse porre fine a questa già vergognosa vicenda, in cui un Sindaco si rifiuta di riconoscere l’esistenza e i diritti di un bambino.
Questo non è accaduto. Ancora una volta. L’ennesima.
Il sindaco Romizi, trincerato nel suo ufficio, come in una roccaforte nel deserto, dapprima ha collezionato una scusa dietro l’altra tra l’imbarazzo generale di tutto il Consiglio Comunale e lo sconcerto dei presenti, per poi annunciare un totale rifiuto a causa della presenza, nell’aula del consiglio, di un corposo numero di cittadini a cui non avrebbe potuto dire la verità senza perdere la sua ormai proverbiale “faccia da bravo ragazzo”.

La verità che si è provato a nascondere, ma che alla fine Romizi è stato costretto a raccontare in aula, dopo due ore di attese, scuse e giustificazioni in cui cittadini e consiglieri hanno occupato la sua segreteria attendendo che uscisse dalla sua stanza, è che il Comune di Perugia, NELLA PERSONA DEL SINDACO QUALE UFFICIALE DI STATO CIVILE è ricorso in appello, impugnandola, contro la sentenza che lo obbliga alla trascrizione integrale dell’atto di nascita del piccolo Joan. Ricorso che il Sindaco ha perfino sostenuto di non aver mai firmato.
Ricorrente in appello a sua insaputa e a nostro discapito: una città e i suoi cittadini ancora una volta trascinati con noncuranza in un vortice di polemiche, di diritti negati, di poca umanità, di doppiezza politica e di un retropensiero, neppure troppo malcelato, per cui per il Sindaco di Perugia non tutte le famiglie e non tutti i bambini hanno apri dignità.

Il comunicato di Omphalos

È di queste ore la notizia che il Comune di Perugia ha deciso di ricorrere in appello contro la decisione del Tribunale di Perugia, che imponeva al Sindaco Romizi di trascrivere integralmente l’atto di nascita del piccolo Joan, il bambino nato in Spagna da due mamme perugine. Il ricorso, notificato ai legali della coppia, arriva dopo una sentenza che aveva integralmente accolto la richiesta delle due mamme.
«Non abbiamo più parole per descrivere la nostra rabbia e lo sconcerto nell’apprendere questo ulteriore atto discriminatorio del Comune di Perugia – commenta Stefano Bucaioni, presidente di Omphalos – siamo di fronte ad un accanimento senza precedenti sulla pelle di un povero bambino per il solo fatto di avere due mamme. Il Sindaco aveva raccontato alla città che il suo iniziale rifiuto a trascrivere l’atto era meramente tecnico e che in assenza di una legge precisa spettava al Tribunale decidere. Ecco, la scelta di ricorrere anche contro la decisione del Tribunale svela ancora una volta le intenzioni chiaramente discriminatorie di questa amministrazione.»

Omphalos, che si è battuta sin dal primo giorno per la trascrizione completa dell’atto di nascita del piccolo Joan, appresa la novità si è subito mobilitata e ha partecipato in massa al Consiglio Comunale che si è tenuto oggi a Palazzo dei Priori, contestando Sindaco e Giunta per questo ulteriore atto discriminatorio contro le persone LGBTI di questa città. In una sala consiliare gremita di cittadini e giornalisti venuti a chiedere conto di questa ulteriore scelta discriminatoria dell’amministrazione perugina, il Sindaco e la Giunta si sono barricati nei propri uffici costringendo ad interrompere i lavori del Consiglio per oltre 2 ore prima di riemergere e presentarsi per dare spiegazioni.

«Avevamo dedicato al piccolo Joan il Pride dell’anno scorso – conclude Bucaioni – mai avremmo pensato di dovergli dedicare anche l’edizione di quest’anno. Mentre in tutta Italia sindaci di ogni parte politica trascrivono e registrano atti di nascita di bambini con due mamme e due papà, a Perugia l’amministrazione si oppone anche alla decisione del Tribunale, spendendo ulteriori soldi pubblici per una battaglia ideologica e discriminatoria.»
«Non ci saremmo mai aspettati questo livello di accanimento da parte di un sindaco che è a sua volta genitore e che dovrebbe meglio di tutti comprendere l’angoscia e la privazione dei diritti più basilari che questa famiglia sta vivendo da un anno a questa parte. Sabato 30 giugno, il Perugia Pride avrà un compito in più, quello di continuare a battersi per il piccolo Joan. Chiamiamo a raccolta tutta la città, ora più che mai, per dimostrare a questa amministrazione che siamo veramente stanchi di disuguaglianze e discriminazioni.»