Risparmio, sicurezza, affidabilità: a patto di usare prodotti di ottima qualità… ma sapreste riconoscerli?

Redazionale sponsorizzato

L’Italia è uno dei Paesi maggiormente “affezionati” alle stufe a pellet: lo stivale, da solo, detiene infatti il 54 per cento delle vendite europee. Il merito di questo successo è da ricercare nei vantaggi di questa tipologia di impianto e nelle caratteristiche del combustibile utilizzato. Sul mercato esistono numerosi modelli, tra cui non sempre è facile scegliere, raccolti però in due grandi categorie: quelle ad aria e quelle idro. Le prime, progettate per raccogliere e scaldare l’aria diffusa da un’apposita bocchetta. Una soluzione dal prezzo contenuto e in grado di scaldare in tempi rapidi l’ambiente in cui viene adottata. Le stufe a pellet idro invece scaldano l’acqua, poi convogliata nei termosifoni. Hanno un prezzo maggiore rispetto alle sorelle ad aria, ma svolgono anche le funzioni di una caldaia da riscaldamento.

Il combustibile: il pellet

Si fa presto a dire pellet. Ma anche qui, prima di scegliere quello giusto, è bene fare qualche considerazione. Intanto: leggete il certificato. Già da questo potrete capire se il pellet che state per acquistare non contiene sostanze nocive per la salute e se questo brucerà bene una volta nella vostra stufa o caldaia. Poi, conoscere (ed evitare di compiere) gli errori e i luoghi comuni più di diffusi a proposito del pellet.

1. Residuo ceneri

Lo sbaglio più banale che di norma si commette? Credere che un residuo ceneri superiore allo 0,7%/kg indichi un pellet di scarsa qualità. Residuo ceneri pari allo 0,7% significa 0,007 grammi al chilogrammo dopo la combustione: quanti di noi potrebbero stimare la differenza “a occhio” tra 0,004 e 0,007 grammi? La cosa importante da capire invece, è se il prodotto lascia residuo duro nel braciere della stufa oppure no.

Ciò non ha nulla a che vedere con il residuo ceneri. Indica, piuttosto, se il pellet è stato prodotto con la corteccia oppure no, se la corteccia è stata lavata oppure no, e in quale percentuale (durante la produzione) la segatura è stata miscelata con la corteccia. Se durante il processo produttivo la corteccia non è stata lavata il pellet lascerà residuo duro, perché quando si taglia l’albero, il tronco cade a terra la terra, o la sabbia, entra in contatto con la corteccia rimanendo incollata ad essa. La terra infatti contiene silicio, materiale non combustibile che, proprio per questo, residua nel braciere.

2. La materia prima utilizzata per la produzione del pellet

Il pellet può essere prodotto da 3 tipologie di legno: dal tronco, da segatura cippato umido, da segatura cippato secco. Il pellet prodotto da tronco vergine è la migliore soluzione che si trova sul mercato. Inoltre, se nella filiera produttiva c’è il decortecciatore, cioè il macchinario che elimina la corteccia dal tronco, si può essere certi che il prodotto sarà adatto a tutte le tipologie di stufe. Il colore del pellet in questo caso sarà più tendente al crema chiaro che non al bianco.

Quando il pellet è prodotto dalla segatura o cippato, bisogna essere attenti e capirne bene la provenienza: se la segatura arriva dalla segheria responsabile della prima fase di lavorazione dei tronchi, il pellet sarà ottimo, e il colore del prodotto potrà essere sia crema chiaro che bianco. È comunque vietato e perseguito dalla legge produrre pellet da scarti di lavorazione del legno trattato, come dalla produzione delle porte, finestre o infissi. Questa segatura conterrà infatti anche una minima parte di collanti, lacche o vernici.

3. Il colore del pellet

Purtroppo, molti hanno l’abitudine di pensare che il pellet bianco sia pregiato mentre il pellet scuro è di scarsa qualità. In realtà il pellet bianco può avere le stesse caratteristiche organolettiche di quello scuro. Il colore e la qualità del pellet non c’entrano niente l’uno con l’altro. Il colore dipende solamente dalla tipologia di materia prima utilizzata, dal tipo di essiccazione, dalla temperatura e dalla pressatura. Una delle cose che contraddistingue il pellet scuro di alta qualità dal pellet scuro ma di qualità scarsa è il colore all’interno del pellet stesso.

Per notare questa differenza è necessario rompere in due un cilindretto di pellet: in fase di lavorazione la materia prima chiara, decortecciata, ad esempio di abete puro, potrebbe subire impatti caloriferi troppo forti sia in fase di essiccazione, sia in fase di pressatura, per questo motivo può risultare scuro fuori e chiaro dentro. Quando invece si utilizza una materia prima di scarsa qualità, il pellet sarà scuro sia internamente che esternamente.