POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Sì alla compagnia di volo made in Umbria, che vola un po’ qua e un po’ là. Peggio di adesso non andrà di sicuro. E Fioroni non rischierà di essere incenerito da Agostini e Leonelli non si scioglierà come neve al sole

di Marco Brunacci

PERUGIA – La colonna sonora ci sarebbe ed è la fine del mondo: la danza del calabrone, direttamente dal genio di Rimskij Korsakov, che è già bella e moderna così, pensate con un tocco appena tecno. Il colore della bandiera? Verde, in onore dell’Umbria e delle sue colline, più che dei nuovi leader politici che pure gli umbri stanno votando a ogni piè sospinta.

Il nome della compagnia aerea è deciso: Air Calabrone, senza fronzoli. Ma che è tutto un programma. Vola un po’ qui e un po là. Facciamo del problema attuale dell’aeroporto di Perugia un tratto distintivo: non sai esattamente quale è la meta, spesso non sa sei quella meta verrà confermata e soprattutto se in tutto questo lavoro non c’è una qualche strategia comuniativa, ma per volare vola. Insomma: bisogna dar seguito all’apertura del presidente della Sase, la società di gestione dello scalo umbro, Cesaretti: perchè non fare una linea area made in Umbria? Peggio di una linea maltese e rumena non farà, pare il sottinteso di questa affermazione.

L’Air Calabrone è però anche l’ultima ratio per dare un senso a quello che un senso non ce l’ha (almeno finora), prendendo a prestito la riflessione del filosofo Vasco Rossi.
In attesa che l’Umbria si arrenda alla sua marginalità nei trasporti (tutti) che si porta dietro come un marchio a fuoco, si potrebbe partire con questa sorta di contropiede aeronautico. I vantaggi? Si può annunciare e disdire qualunque volo senza aspettare che i comodi di un qualche ufficio comunicazioni disperso per l’Europa. Volete mettere poter dire «non andiamo più a Roma e a Barcellona» e alla domanda «perchè?», rispondere: «Perché abbiamo deciso così».

Altro vantaggio: non dovremmo più seguire i detti e non detti del presidente Sase, Cesaretti, che è obbligato a tenere in piedi uno scalo in perfetta efficienza per il socio di riferimento reale, Sviluppumbria, che giustamente pretende i servizi e però non vende i biglietti. E quindi in ogni momento può mettere in conto alla Sase qualunque rovescio, anche quelli imputabili alla mancanza di un disegno complessivo e delle relative forze per raggiungerne gli obiettivi.

Altro vantaggio: l’assessore comunale allo sviluppo economico di Perugia, Fioroni, non dovrà più subire le risposte inacidite e corrosive del direttore plenipotenziario di Sviluppumbria, Mauro Agostini, perché si è solo permesso di dire che è un danno (e grave) per tutti e un impedimento allo sviluppo economico (materia di cui Fioroni si occupa) che l’aeroporto di Perugia non funziona come dovrebbe funzionare. È vero che, da quando mondo è mondo, i civil servant, più parlano, fanno dichiarazioni, rispondono piccati, e più dimostrano di essere colti da insidiosi attacchi di nervosismo da riduzione degli spazi di potere reale. Da sempre gli alti gradi delle burocrazie degli Stati nazionali più decidono e meno dichiarano.

Volendo trovare un altro aspetto positivo: la nascita di Air Calabrone potrebbe evitare un’altra brutta figura all’ex segretario regionale e candidato deputato non eletto del Pd, Giacomo Leonelli, che prima l’ha azzeccata chiedendo di valutare l’operato di chi si occupa dell’aeroporto e poi si è sciolto come neve al sole.

Infine, un pensiero per il grande protagonista della vicenda, Mauro Agostini, interprete colto e raffinato come pochi nei non sempre esaltanti scenari della politica umbra, scrittore tanto efficace e volitivo da risultare sorprendente, uomo di potere con carriera pluridecennale, sempre sull’onda tra cento burrasche. Agostini avrà pure diritto, al pari di Nabucodonosor, a una statua d’oro ai giardini Carducci, ma potrebbe scegliere finalmente di riposarsi sapendo che con Air Calabrone gli aerei vanno un po’ qua e un po’ là, senza necessariamente un filo logico e neanche un sospetto di strategia. Più o meno come fanno oggi.