Il mistero di Nesta, i silenzi di Santopadre, i 5mila di Cosmi

Alessandro Nesta a Venezia (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)
Alessandro Nesta a Venezia (foto Settonce, ©RIPRODUZIONE RISERVATA)

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I sogni del Perugia e dei perugini che volevano tornare ambiziosi, magari con la fantomatica cordata Usa, sono annegati a Venezia? Senza stadio, senza un pizzico di grandeur e magari con Vecchi niente ritorni al passato (quello bello)

di Marco Brunacci

PERUGIA – Provate a chiedere in giro. Sentite chi la sa lunga e quelli vecchi come quelli del cambiamento. Gli addetti al ramo e i tifosi di professione o di passione. Nessuno – dico nessuno – ha una minima spiegazione plausibile per il mistero Nesta. Mai un grande campione era stato disturbato a migliaia di chilometri di distanza per fare due partite di pallone e poi concludere che era meglio non essersi mai incontrati, visti i risultati.

Uno dei più grandi difensori italiani di tutti i tempi, Alessandro Nesta, ha fatto in laguna a Venezia, per conto della piccola ma di nuovo ambiziosa Perugia calcistica, una figura di malta, quella roba con la quale si appiccicano i mattoni e poi ci si accorge che non tengono, che viene giù tutto. Com’è possibile che per mettere insieme una formazione sbilanciata, disarmonica, avventizia negli schemi, improbabile in tutte le soluzioni di gioco, che ha preso 3 gol ma ne poteva prendere il doppio, non dal Real Madrid, ma dal Venezia, giovanotti ardimentosi e anziani recuperati che hanno condotto un campionato, come fossero una gondola, un colpo qui, un colpo là, sprazzi e niente più, nella serie B in quella Italia del pallone in cui anche la serie A “un senso non ce l’ha”, secondo il filosofo Vasco Rossi.

Allora: i saputelli ti tirano la giacchetta e confidano: «Guarda che c’è una pista americana, garantito. Vogliono il Perugia calcio, altrimenti l’arrivo di Nesta non si spiega, non c’è nessun marketing, nessun senso tecnico, nessuna sfida al buon senso, che tenga. Se andava bene arrivavano i cappelli a tese larghe della Florida e si prendevano tutto».
Mah, sarà… Di sicuro c’è solo la grande delusione della gente che è tornata ambiziosa, che vorrebbe di nuovo Perugia sulle bocche da fuoco dei media nazionali, vorrebbe incontrare sul corso Higuain e Dzeko, non Zigoni e Vattellapesca, come quando c’era la Perugia dell’edilizia rampante e magari anche un po’ rompente, ma di sicuro dirompente per la stagnazione sociale ed economica di queste parti. Denaro e progetti.

Non sempre acqua limpida? La storia processuale ufficiale di questa città dice che hanno pescato con le mani nel sacco meno di un mezzo mariuolo, se escludono un paio di casi. Comunque il calcio da lì sta ripartendo. Avete presente lo stadio? I gradoni e le strutture la sicurezza e pure i bagni ma anche il tenero baretto da Borgorosso Football club, sono quelli del cavaliere Spartaco Ghini, Allora era avanguardia autentica, oggi storia dell’architettura sportiva. Comunque il Curi dovrebbero chiamarlo Ghini stadium. Onore ai meriti, dopo aver fatto l’elenco dei demeriti.

E viene da sorridere amaro che di stadio nuovo l’assessore al ramo, l’ottimo Emanuele Prisco, ora deputato, ma non dei gialloverdi, parli solo quando il Perugia sta in posizione di lancio per la serie A. Anche per la B si devono avere decoro e impegno e prospettiva.
Insieme al mistero Nesta, c’è il silenzio di Santopadre. Dopo la sconfitta di Venezia, parole di circostanza. E il futuro, per le nuove ambizioni dei tifosi e della città, cosa si progetta?
Pronti a farsi un giro con l’I-pad in mano per dire che i tempi sono cambiati e via ad ascoltare quelli del ramo. Uno ti racconta che Santopadre tace ma riflette. Un figlio suo è in amministrazione e uno in panchina. Non intende certo mollare il suo Perugia. E quindi in realtà riflette e progetta.

Sa che è decisivo il nome del nuovo allenatore per gli abbonamenti. Se ne fanno 5mila – ti raccontano – se porti Serse Cosmi, completo di cappellino e insuperabile slang dell’hinterland balanzanese. Tutti gli altri non fanno sognare neanche un po’. Se arriva – racconta un altro dell’ambiente – il Vecchi delle giovanile dell’Inter, magari è uno bravo ma lo deve dimostrare. E quindi abbonamenti in sofferenza. Colpi sul mercato? «E che vuoi Kane?», ti ribattono gli scafati, «ringrazia il signore se ti rimediano un paio di ragazzetti dai piedi discreti e non ancora con l’agente di Sergio Ramos. O qualche anziano lupo delle foreste della serie B, capaci di agguati in campo ai cappuccetti rossi che si credono qualcuno».

Tutto qui. Sì, amen. Ma non è che c’è rimasto in giro, anche dopo il naufragio di Venezia, qualche cappello a larga tesa della Florida per provare a risognare ancora, a rilanciare la Perugia del calcio e di tutto il resto?