«Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino l’organismo già in giovane età»

PERUGIA – Un fenomeno, quello dell’alcolismo che sta prendendo sempre più piede presso le nuove generazioni, affrontato in tutte le sue sfaccettature. Un convegno, quello organizzato dal tribunale dei diritti del malato di Perugia nel residence Daniele Chianelli, che ha visto fotografare con dati allarmanti la situazione, con un abbassamento preoccupante della età dei consumatori di bevande alcoliche in eccesso. Ha aperto i lavori la coordinatrice del Tdm, Miranda Parroni, che ha sottolineato come al pronto soccorso dell’ospedale di Perugia, ricorrono sempre più giovani anche in periodi non festivi, a conferma della radicalizzazione del trend. Luciano Bondi, responsabile dei servizi di Alcologia della Usl Umbria 1 ha comunicato i dati statistici del comportamento trasgressivo tenuto tanto da adulti, che di una quota sempre più crescente di minori.

«La metà dei nostri utenti, non si presenta spontaneamente ai nostri servizi, è necessario l’aiuto della famiglia o dello intervento di associazioni di volontariato. I risultati ottenuti oggi sono incoraggianti, anche se il percorso terapeutico, che si avvale di uno staff di figure professionali qualificate e multidisciplinari, è superiore ai sei mesi. L’esperienza di chi esce dal tunnel – ha voluto sottolineare Luciano Bondi – rappresenta un testimonial efficace anche presso i giovani».

L’unire tutte le componenti della società civile sia nella fase di comunicazione del fenomeno dell’alcolismo che della tutela legale da parte dell’Autorità Giudiziaria , è stato il tema centrale dell’intervento del Procuratore Generale presso la Corte d’Appello di Perugia Fausto Cardella. Il parterre dei relatori ha visto in prima fila il Presidente della CEI Cardinale Gualtiero Bassetti, che così ha sintetizzato: «Dobbiamo partire dallo stato di solitudine in cui vivono i nostri ragazzi, aprirci all’ ascolto delle loro richieste di aiuto tendere loro una mano. Non facciamo come gli struzzi, poniamo argine prima che sia troppo tardi; piange il cuore- ha aggiunto il Cardinale- vedere questi giovani scivolare verso l’abuso di alcool, senza alcun freno».

Al convegno – riferisce una nota stampa dell’Azienda ospedaliera di Perugia – erano presenti, oltre al personale sanitario, anche il sindaco di Perugia Andrea Romizi, e rappresentanti delle forze dell’ordine, con il questore di Perugia, Giuseppe Bisogno, il dirigente di polizia stradale Elena De Angelis e il tenente colonnello Carlo Sfacteria, comandante del nucleo radiomobile dei carabinieri. L’assessore regionale alla Salute Luca Barberini ha annunciato che si darà corso ad un rafforzamento dei servizi per tutte le dipendenze (droghe, alcol, ludopatia) sia in fase di prevenzione che di cura, ma «occorre unire le forze, chiamare in causa famiglia e scuola, perché senza il loro apporto nella gestione del problema l’impresa di recupero non è fattibile».

Il ritorno ad antichi valori educativi è l’auspicio dell’assessore Antonio Bartolini, che ha aderito alla proposta degli organizzatori del convegno di far partire un progetto multidisciplinare che chiama in causa scuola e parrocchie per attenzionare maggiormente il fenomeno e attivare un servizio di accoglienza e di pratica sportiva negli oratori. Le preoccupazioni più forti in tema di salute sono state espresse dall’epatologo Antonio Morelli e dallo psichiatra Alfonso Tortorella: «Iniziare a bere al di sotto dei 18 anni vuol dire condannare a un inesorabile declino un organismo già in giovane età».