Elezioni | La Lega prenota Terni, Spoleto comunque vada sarà un insuccesso

De Augustinis e Laureti
De Augustinis e Laureti

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | I ballottaggi della domenica di fine giugno non hanno molto da dire. Forse neanche nella incerta Umbertide. Da lunedì l’ex gigante Pd apre la riflessione

di Marco Brunacci

PERUGIA – Per dirla tutta a Terni più che un ballottaggio sembra una parata in attesa di quel che succederà da lunedì in poi. Il candidato sindaco della Lega, Latini, con il centrodestra al seguito, portato da Salvini sulle picche e sulle spade al 49.2% del primo turno, è stato di nuovo supportato dall’attuale ministro dell’Interno che a ogni bellicosa dichiarazione sale nei sondaggi, costringendo il partner di governo Di Maio a buttarsi su timidi aumenti di pensioni minime insieme a intemerate sfide a mani nude contro i titolari di pensioni d’oro (ma, a giudicare dalle cifre che girano, giù botte anche a quelle d’argento e forse pure di bronzo).

Se Salvini si mangia una nave Ong al giorno, con tanto di tronchetto e pappafico, Di Maio risponde con redditi di cittadinanza sempre più incerti e scoloriti, con richieste di lavoro gratuito ai beneficiari che al confronto la Gig economy rischia di sembrare una sistemazione di lusso. E poi non si sa quanto sia vax e quanto no vax, mentre a Bruxelles si chiedono se i 5Ms sono populisti e solo popolosi (visto il numero). Nella sfida ternana tra i due componenti attuali della maggioranza di governo sembra davvero segnata. Se la sinistra poi volesse dare una mano ai cinquestelle di De Luca, ecco, questo potrebbe essere il bacio della morte politica.

La curiosità invece cresce da lunedì. Che governo verrà fuori? Che Terni post Pci-Pds-Ds-Pd sarà? Di sicuro la rivoluzione difficilmente si farà in quattro e quattr’otto. Uno perchè le rivoluzioni sono sempre più facili da annunciare che da portare a compimento. Due perché ci stanno (e ci resteranno) i commissari che fanno i conti e non sono mica la Ue che tratta e ci ripensa. Tre perché il Pd ci ha messo molto del suo per mettere in braghe di tela la città di Terni. Quattro perché le campagne elettorali in generale sono cosa diversa dalla triste routine dell’amministrazione quotidiana con risorse risicate, con macchine comunali poderose solo per numero di assunti non trasferibili, con mille adempimenti burocratici ai quali non si può dire di no.

Ora il ballottaggio di Spoleto. Qui il risultato è incerto per un verso e sicuro per un altro. Incerto perché i due candidati (la Laureti e De Agustinis) sono testa a testa. La Laureti pagherà la grande distanza tra le liste civiche che ha apparentato? De Augustinis verrà penalizzato dalla sua scelta moderata, in questo momento così particolare in cui il centro è così poco frequentato dagli elettori? Chi lo sa. Incertezza fino alla fine.
Ma il risultato in un senso è anche sicuro: con le intese spericolate, gli accordi al limite, apparentamenti da diavolo e acqua santa, rinuncia del Pd spoletino anche all’identità, come mai aveva fatto finora nonostante i rovesci elettorali, per tutti sarà un insuccesso. Si va verso un consiglio comunale balcanizzato, tra proposte di governo patchwork, per non dire delle proposte più squisitamente politiche, proprio difficili da omogenizzare, con candidati ritratti con braccio teso, insieme a gramsciani duri e puri, e moderatissimi che devono correre ai ripari bussando alla porta di chi grida contro caste e sistema.
Spoleto continua in generale a dimostrarsi eccezione in tutto. Poi, in particolare, il Pd spoletino qui ha deciso di superare anche l’ultimo confine, attraverso un’alleanza di fatto sinistra-destra, sul genere di quelle con il contratto del tipo governo nazionale. Nella dura competizione politica locale, una scelta tattica di basso profilo può anche starci, ma se, in caso di successo della Laureti, arrivasse una nota di soddisfazione del Pd a livello regionale, beh, allora vorrebbe dire che siamo all’ultimo paradosso, quello che anticipa i titoli di coda per l’ex gigante rosso, il partito una volta egemone dell’Umbria.

Se questa è la partita di Spoleto, il ballottaggio di Umbertide è più semplice. L’ex sindaco Pd di Umbertide, non riconfermato, Marco Locchi, ha deciso di apparentarsi, dopo essere arrivato terzo, con il centrodestra, anche qui a trazione leghista, ma con il più moderato Luca Carizia. Scandalo? Qui la situazione è in tutto diversa da quella di Spoleto. Locchi è uscito dal Pd sbattendo la porta. Ha libertà di manovra checchè ne dica l’anima bella di un candidato consigliere della sua lista. La sfida è abbastanza equilibrata, perchè è chiaro che i leader apparentati difficilmente si portano dietro tutto l’elettorato del primo turno. Ma se cade Umbertide cade davvero Stalingrado. Questa è la patria dei Molini popolari, della faccia vincente della sinistra di governo umbra. Giulietti qui aveva vinto, una manciata di anni fa, col 70% dei consensi. Oggi la Pd Avorio trema e spera nel richiamo delle radici rosse della gente di qui. E per questo forse proprio a Umbertide, comunque vada, si ha il senso di quanto il mondo sia cambiato. E indietro non si torna.