POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Il centrosinistra tra il tracollo di Terni e le soddisfazioni di Corciano e Passignano. Ma a Spoleto e Umbertide il sindaco lo scelgono i civici, la vera novità del made in Umbria della politica

di Marco Brunacci

PERUGIA – Per chi ha un po’ di pazienza politica, un piccolo approfondimento sul primo turno del voto umbro alle elezioni comunali. Un risultato chiarissimo a Terni, ma complesso altrove e comunque nel suo insieme.

Proviamo con lo sguardo d’assieme: la Lega avanza, ma prendendosi voti di Forza Italia e Fratelli d’Italia, che si sta riducendo a percentuali da prefisso telefonico. Il Pd soffre ma avrebbe potuto soffrire di più come pure i cinquestelle che lasciano sul terreno consensi ma hanno motivo per non abbattersi. Ma se vogliamo trovare un comune denominatore sul voto umbro eccolo qua: è la prima volta che in Umbria le liste civiche hanno un successo di questo tipo. La crisi dei partiti tradizionali continua a essere evidente, le contromisure non si trovano, il civismo si sostituisce ai messaggi dei gruppi organizzati maggiori.

Volendo guardare ancora più da vicino: subito un focus su Terni, perché qui è tutto chiaro. C’è il risultato che fa sobbalzare sulla sedia i maggiorenti della Lega, ora pronti ad assumersi responsabilità di governo avendo di fatto sostituito il Pd, arrivando al 30% dei consensi, sfrattando dalla tolda di comando Forza Italia, sminuzzando FdI. Il centrodestra ha già la maggioranza dei consensi in consiglio comunale, deve solo concludere l’operazione. I cinquestelle soffrono la sindrome umbra, prendono voti ma non sfondano, segnano il passo, altre volte arretrano, mai danno l’impressione di poter sfondare, anzi piuttosto sembrano sul punto di ritrarsi. Segno che in Umbria non hanno conquistato la gente. A Terni si sono presi oneri e onori di combattere la giunta Di Girolamo, hanno teso le reti e al momento della pesca si sono visti sfuggire il pesce, finito alla Lega. De Luca con il 25% di partenza ha chance quasi nulle contro il 49,22 di Latini.

Ma a Terni il discorso più serio va fatto sul Pd. Non si era mai ridotto a una percentuale sotto la soglia psicologica del 15%. Non c’entrano le inchieste giudiziarie (o c’entrano poco) perché ai tempi della Tangentopoli ternana e della vittoria di Ciaurro la linea del Piave, tracciata allora, era molto ma molto sopra. E non ci è voluto molto tempo, dopo la sconfitta, per riorganizzare la rimonta.

Oggi è evidente invece che qui è venuto meno il rapporto di fiducia tra il partitone della sinistra di governo, il Pci-Pds-Ds-Pd e la città. Non una città qualsiasi. La città delle lotte operaie, dell’acciaio, delle conquiste dei lavoratori, delle lotte in piazza. Il Pd è già su “Chi l’ha visto”, scomparso, evaporato. Non per qualche divisione interna, come pateticamente prova a dire qualcuno, ma perché il “sistema Terni”, che ha tenuto a galla il Pd fino all’altro ieri, è imploso, lasciando solo detriti e macerie. Da dove ricominciare? Un bel problema. Prima di tutto evitare di ascoltare i profeti del giorno dopo, tutti coloro che hanno contribuito a minimizzare la crisi a Terni e adesso puntano il dito a casaccio, qua e là, e vorrebbero rimanere comunque protagonisti. È finita una stagione? No, un’epoca. Un’intera classe dirigente locale e regionale è stata cancellata con un tratto di penna. Può essere perfino un bene per il Pd se rinasce dal niente di oggi. Dimenticando i tristi protagonisti di ieri.

Il Pd per altro qualche sorriso, in questo primo turno, lo ha potuto fare. Betti ha vinto bene e al primo turno nella sua Corciano, dove gli altri sono finiti a sbattere e i corcianesi, va pur detto, sono in rilevante parte rimasti a casa o andati al mare per evitare di esprimere un parere. La Lega ha fatto peggio delle politiche e ha finito per eleggere due “perugini”. Benissimo per il Pd è andata a Passignano dove il giovane Pasquali è stato, tranquillo ed equilibrato, ad attendere i voti che arrivavano dall’altra parte dell’elettorato, quello moderato, ex socialista, che aveva fatto cambiare colore alla giunta passignanese. Risultato: vittoria 67 a 33 e grande smacco per Briziarelli che aveva voluto Moio, super sconfitto.

Sotto sotto ai due successi un bell’asse con un altro giovane emergente dal quale il Pd può ripartire e che è il sindaco di Magione, Giacomo Chiodini, atteso alla prova elettorale il prossimo anno, e che ha la faccia pulita e la passione genuina per far fare una bella figura al Pd, altrimenti ridotto così male.

Ma male non a Trevi, dove il sindaco uscente Sperandio ha fatto il bis in carrozza, ma male invece a Cannara, dove ha vinto il fattore G come Gareggia, ma al di là dei salti della quaglia, ha scelto un candidato (Properzi) finito terzo su tre.

Ora velocemente rotta su Spoleto: la Laureti (33,9) è andata bene grazie alla sua lista civica, perché il Pd ha fatto un 20 senza infamia e senza lode. Meglio di quanto ci si aspettasse? Mah. In realtà al momento il 20 serve a nulla. Tutto è nelle mani delle due liste civiche della Bececco che hanno schierato due potenti assessori della giunta precedente (tendenza centrodestra, con lo scomparso sindaco Cardarelli) che sono Profili e Cappellini.

Perchè le liste civiche saranno decisive? Semplice: De Augustinis (primo arrivato col 37,2 e che va al ballottaggio con la Laureti) è andato bene con la sua lista tanto per confermare il trend, ha visto però ridursi ai minimi termini gli alleati, Fi e Fdi, con la Lega che qui ha preso un bagno. Forse sentiva poco suo De Augustinis, ma il suo risultato alle comunali niente ha a che vedere con quello delle politiche.

Quindi il ballottaggio è incertissimo. Tre punti e spiccioli dividono la Laureti e De Augustinis, quindi le due liste che hanno sorretto la Bececco, ufficialmente, con un apparentamento, o non ufficialmente, facendo tacite intese, decideranno il prossimo sindaco di Spoleto. Che dovrà essere loro riconoscente.

Umbertide, la Stalingrado dell’Umbria cadrà o non cadrà? Il Pd ha fatto il peggior risultato che si poteva immaginare: 20 per cento dove aveva anche il 60 e passa. Solo un terzo dei voti è riuscito a tenere. Chissà se se ne è accorto il Miccioni, tra i reggenti Pd, contento per il risultato della provincia di Perugia. Magra consolazione dire che la Lega non ha sfondato, perché le due liste civiche principali, quella del sindaco uscente Locchi e quella di “Umbertide cambia”, sono adesso aghi della bilancia. Chi vincerà a Umbertide? Tentiamo uno sguardo nella sfera di cristallo: a livello locale la voglia di accerchiare e far capitolare il Pd dalla Fratta (nome antico del borgo) è forte, molto forte. Ma il leghista Carizia potrebbe capitolare su politiche troppo di destra del suo Governo nazionale. Il 24 c’è il secondo turno e si vede.