Elezioni, la linea del Piave del Pd passa tra il 15 e il 20%

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Comunque vada a sinistra potrebbe essere un insuccesso, ma già si fissano i minimi storici. I casi “unici” di Terni e Umbertide. Spoleto (dove non c’è il M5s) dirà se esiste ancora uno spazio per i moderati

di Marco Brunacci

PERUGIA – Guardate i numeri: 150mila umbri al voto per le amministrative sono tanti, tanti davvero, ma qui è difficile dare un comune denominatore al voto del 10 giugno (primo turno in 7 municipi, poi ballottaggio eventuale per i comuni di Terni, Spoleto, Umbertide e Corciano), di fronte a situazioni molto diverse tra loro.

Che risultato sarà quello di domenica notte? Dirà qualcosa degli equilibri interni al centrodestra, premiando ancora la Lega a discapito di Forza Italia? E dirà se il centrodestra è in salute o a rischio estinzione per l’inarrestabile scalata di Salvini? Dirà se i cinquestelle ancora funzionano nell’inconsueto ruolo di partito di lotta (una volta) e di governo (appena si decidono a prendere decisioni, come dice il presidente di Confindustria nazionale, Boccia)?

No, probabilmente dall’Umbria si avrà solo una importante e significativa risposta rispetto alle questioni nazionali e riguarderà il Pd. L’ex gigante rosso, franato sotto i colpi dei picconatori verdi della Lega, deve dare urgenti segni di ripresa, pena l’estinzione (lo dice, con la solita faccia allegra come appena uscito da un accompagno al feretro, quel signore che è l’oppositore interno Orlando).

Allora: negli ambienti ben informati questo si dice. Per le elezioni di domenica in Umbria c’è una linea del Piave che corre tra il 15 e il 20%. Sopra il 20 si respira, considerando anche qualche lista civica più o meno civetta sparsa qua e là per le varie amministrazioni chiamate al voto e che divide col Pd qualche centinaio di consensi. Con meno del 15, si comincia a salutare gli amici, i conoscenti, quelli che una volta, tanto tempo fa, erano i compagni. E’ stato bello, ritroviamoci, forse, più avanti. Se Renzi ha un’altra matta idea o se Bersani ha aperto un chiosco.

Nei casi dei singoli comuni tutto cambia di città in città. A Cannara Gareggia, per dirne una, è oggi candidato di centrodestra ma è partito dal Pd. A Umbertide è una giostra più che un’elezione: lo scontro frontale di tutti contro tutti, con il sindaco uscente di centrosinistra Locchi che è furente col Pd, ha sparigliato e ridotto all’osso i voti della roccaforte delle roccaforti, la Stalingrado dei Molini popolari. Se la candidata Paola Avorio fa sopra il 30% (qui il Pd vinceva a mani basse col 60-70) si vede la luce e si può immaginare un ballottaggio per vincere, ma attenti a quel Carizia, onest’uomo della Lega, che di sola questione moschea vive di rendita per cinque ballottaggi. Qui si presenta (come pure a Terni) Blu, il nuovo movimento civico di Adriana Galgano. E i cinquestelle possono invece prendere un bagno rilevante. Attendere e vedere, ma il caso locale è ben diverso da tutti gli altri.

Come pure Terni, la seconda città dell’Umbria, che viene da vicende politiche e giudiziarie intrecciate che neanche su Marte si spiegano. Ora il candidato Pd Angeletti viene dato per vittima sacrificale, ma un ma c’è: se il voto di sinistra transitato ai cinquestelle torna a casa per antipatia a Salvini, magari arriva la sorpresa proprio nel posto più adatto per il digiuno, il cilicio e la preghiera del centrosinistra.
Ma al momento Latini, il candidato di Lega e centrodestra al seguito, non dovrebbe aver problemi ad aggiudicarsi il ballottaggio se vengono superati gli attriti con quelli di Forza Italia, mentre il cinquestelle De Luca deve sudare le sette camicie in una città dove loro hanno retto botta quasi da soli per almeno un paio di anni davanti alle incomprensibili acrobazie dell’era Di Girolamo sindaco.

Ecco Trevi e Corciano: il Pd aspetta un risultato a valanga (qualcuno dice perfino vittoria al primo turno) da Betti, che diventerebbe a quel punto la stella del mattino del partito, il segno della riscossa, e lo fanno segretario regionale dopo un minuto. A Trevi invece Todini (dal centrodestra) ha sfidato l’uscente primo cittadino Sperandio. Con qualche (ma poche) speranze di impensierirlo. Santa Maria Tiberina per carità è un caso a parte, votano ogni 3×2, invece è rilevante Passignano ma per gli equilibri interni al centrodestra. L’emergente senatore Briziarelli ha di fatto imposto alla coalizione il suo uomo. Se vince è la consacrazione per il giovane talentuoso quadro della Lega.

Finiamo su Spoleto perchè si presta a riflessione: il candidato scelto dal centrodestra, il magistrato De Augustinis, è un personaggio di grande livello, come riconosciuto da tutti, e diventerebbe una sorta di padre e garante della città. Anche perché lui ci ha tenuto molto a presentarsi non come uomo di parte, ma come candidato civico, espressione della città per eccellenza. Un suo risultato positivo confermerebbe, da un punto di vista strettamente politico, le divisioni letali del Pd e l’inconcludenza dei resti della giunta uscente. Ma soprattutto direbbe che anche il centro, in questo momento dato per morto in politica, ha un futuro. A patto che i personaggi che lo rappresentano siano di qualità.