«Crisi economica, Bankitalia conferma le difficoltà dell’Umbria»

Sgalla (Cgil): «Proposte sul piatto ma confronto, di cui Catiuscia Marini ha piena responsabilità, mai partito. Regione si muova»

di Vincenzo Sgalla*
(riceviamo e pubblichiamo)

UMBRIA – La Banca d’Italia rappresenta uno dei pilastri fondamentali su cui poggia la vita democratica del nostro paese. Per questo, le analisi che elabora sull’andamento economico nazionale e dei territori non devono lasciare spazio ad interpretazioni. I dati contenuti nel rapporto presentato ieri alla Sala dei Notari di Perugia confermano le difficoltà dell’Umbria, che ha visto nel 2017 una crescita del pil dell’1,1%, dopo il -1,3% del 2016 (peggiore dato nazionale).

Ma al di là di questo, la fotografia scattata da Bankitalia testimonia come, a fronte della ripresa internazionale in atto, nella nostra regione continuino ad aumentare le disuguaglianze, cresca la povertà e si precarizzi il lavoro. C’è poi un dato che sospettavamo da tempo: la legge Calenda (industria 4.0), che incentiva giustamente l’innovazione e la digitalizzazione delle imprese attraverso super e iper ammortamenti, ha avuto nella nostra regione un impatto molto limitato, con «quote inferiori alla metà di quelle rilevate nel resto del Paese». Questa è la dimostrazione di come un sistema delle imprese in difficoltà e una politica economica regionale non all’altezza ci abbiamo fatto perdere molto terreno. Ecco perché non c’è lavoro in Umbria, soprattutto per i giovani diplomati e laureati nella nostra regione.

Anche per questo rilanciamo con forza le nostre proposte, contenute nella piattaforma di Cgil, Cisl e Uil, a partire da quella del turnover occupazionale. Proposte che da tempo abbiamo messo a disposizione di un confronto che non è mai veramente partito e del quale la presidente della Regione Catiuscia Marini ha piena responsabilità.

*Segretario Cgil Umbria