Col telefono cellulare in carcere: nuovo caso in Umbria, a Orvieto

Boom di sequestri in tutta Italia e l’Umbria non fa eccezione. Il “microtelefono” è largo appena 3 centimetri ed è impossibile da rilevare con il metal detector

Dan.C

ORVIETO (Terni) – Ancora un caso di telefono cellulare in un carcere. Dopo quello scoperto a Spoleto, tocca a Orvieto: è qui, al termine di quella che gli stessi agenti definiscono una «perquisizione movimentata», che venerdì mattina è stato trovato l’apparecchio. «Un mini telefono cellulare, delle dimensioni di circa 7 centimetri per 3, occultato nelle mutande di un detenuto napoletano, completo di caricabatterie e sim card», scrive oggi Fabrizio Bonino, segretario nazionale per l’Umbria del Sindacato autonomo polizia penitenziaria (Sappe).

Da Biella a Napoli, passando per Ivrea e come detto l’Umbria. I ritrovamenti negli istituti penitenziari italiani si moltiplicano. E il boom di queste settimane non sarebbe frutto del caso. Piuttosto dell’ingegno di alcuni «artigiani del malaffare» che – stando a quanto riportato dal Corriere della Sera – sono riusciti ad assemblare un telefono «piccolo come un accendino, con tanta plastica attorno e pochissimo materiale ferroso» capace di eludere «con estrema facilità il controllo del metal detector. Leggerissimo, piatto e con le funzioni essenziali. Una tastiera numerica, il tasto di accensione e spegnimento e uno schermo da pochi centimetri».

Lo stesso tipo di telefono trovato a Orvieto e Spoleto? Introdotto magari approfittando di un permesso premio, o in un pacco postale spedito da un familiare? Probabile. Anzi, probabilissimo. Ancora Bonino: «Da tempo abbiamo chiesto, e per tanto rinnoviamo l’invito, al dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria la dotazione ai Reparti di polizia penitenziaria di adeguata strumentazione tecnologica per contrastare l’indebito uso di telefoni cellulari o altra strumentazione elettronica da parte dei detenuti nei penitenziari italiani». «Nonostante la gravissima carenza di organico che sta portando al collasso l’istituto di Orvieto, nonostante le gravi carenze dimostrate dalla direzione, il personale di polizia penitenziaria non molla e continua a tenere la schiena dritta», conclude.

«Il rinvenimento è avvenuto grazie all’attenzione, allo scrupolo e alla professionalità di Personale di Polizia Penitenziaria in servizio», gli fa eco Donato Capece, segretario generale del Sappe. «Sulla questione relativa all’utilizzo abusivo di telefoni cellulari e di altra strumentazione tecnologica che può permettere comunicazioni non consentite – continua – è ormai indifferibile adottare tutti quegli interventi che mettano in grado la Polizia Penitenziaria di contrastare la rapida innovazione tecnologica e la continua miniaturizzazione degli apparecchi, che risultano sempre meno rilevabili con i normali strumenti di controllo».