«Positiva la modifica al regolamento regionale»: ora gli agricoltori chiedono iter veloce per salvare i raccolti

UMBRIA – Missione compiuta. Almeno il primo step: quello di indurre la Regione a prendere posizione sul tema. Coldiretti, «dopo la recente mobilitazione» sui danni da fauna selvatica all’agricoltura, valuta positivamente «la modifica al regolamento regionale adottata dalla Giunta dell’Umbria», che prevede tempi più brevi per l’intervento diretto da parte dei proprietari o dei conduttori dei fondi agricoli in cui i cinghiali stiano danneggiando le produzioni agricole.

«Un provvedimento – afferma Coldiretti – che ora deve essere approvato con altrettanta solerzia dall’Assemblea legislativa regionale prima degli imminenti raccolti, cui dovrà seguire una celere azione della Giunta volta a soddisfare in maniera duratura le richieste degli agricoltori (riduzione dei tempi per gli interventi di contenimento d’urgenza da 48 a 12 ore). Agricoltori scesi di nuovo in piazza proprio per rivendicare il legittimo diritto di fare impresa, minacciato dall’eccessiva proliferazione della fauna selvatica e dei cinghiali in particolare».

Per il presidente regionale Coldiretti, Albano Agabiti, «quella dei danni da fauna selvatica è una battaglia di civiltà, che va oltre la difesa dei redditi delle imprese agricole, perché ormai interessa sia la sicurezza della collettività che la protezione di tutto il territorio. Come agricoltori ribadiamo l’impellente necessità di porre un freno a criticità che si protraggono da troppo tempo, eliminando una piaga che ormai distrugge quotidianamente il lavoro di tantissimi imprenditori agricoli, anche modificando norme e regole che penalizzano un settore vitale per l’economia umbra. L’invasione degli ungulati provoca in Umbria milioni di euro di danni, senza contare quelli indiretti e non denunciati».

Conclude Coldiretti: «Sempre nell’ottica di arginare questa situazione, tra l’altro l’organizzazione agricola proprio ieri, nel corso di un’apposita audizione in III commissione consiliare, si è espressa favorevolmente alla “nascita” di una filiera controllata e rintracciabile delle carni di cinghiale che garantisca il rispetto delle regole e la salubrità di quanto finisce in tavola. Una filiera, da intendere anche come un’opportunità di sviluppo per il territorio, offrendo un prodotto sano e sicuro per il consumo locale e per i turisti».