Caso Meredith, Mignini: Amanda sul luogo del delitto

Il pm perugino a Tef channel ricostruisce parte della vicenda. «Fuori dalla realtà il racconto di certi media Usa, gravi danni per Perugia e l’Italia». Presto un suo libro, anche sul mostro di Firenze

M. Br.

Giuliano Mignini, oggi sostituto procuratore alla Procura della Corte d’appello di Perugia, ci sta pensando: «Un libro per raccontare le storie del mostro di Firenze o del processo per l’omicidio di Meredith? Ci rifletto, appena vado in pensione penso che deciderò di scriverlo. Naturalmente non prima», dice a Tef channel, in un’intervista con molti spunti interessanti.

Per esempio Mignini afferma, dopo molti giusti e doverosi preamboli, che non è mai buona cosa «non verificare le informazioni» come quelle date da Izzo, relative alla scomparsa di una ragazza in Cadore, che sarebbe stata portata – secondo Izzo – al Trasimeno e poi uccisa. Mignini sul tema aggiunge, tra l’altro, di aver sentito al tempo delle indagini sul mostro di Firenze, da lui avviate proprio intorno al Trasimeno, di un «giornalista che aveva accennato cose a riguardo alla ragazza del Cadore».

Il sostituto procuratore perugino ricorda zone d’ombra intorno alla storia del mostro di Firenze e delle vicende legate alla sua inchiesta, intorno al Trasimeno, ce ne sono ancora. E ricorda a tutti che «gli omicidi delle prime tre coppie di fidanzati non hanno tuttora alcun colpevole».

Quindi racconta della vicenda Meredith. Cosa le ha lasciato quel caso? «Tanta amarezza», dice, ma ci tiene a specificare che la sentenza che manda assolta Amanda, nel mentre sconfessa altri pronunciamenti passati in giudicato, afferma però in maniera definitiva che «Amanda era presente nel luogo del delitto. E dice che probabilmente era presente anche Sollecito. Ma non sono state ravvisate prove di partecipazione al delitto».

Quindi resta la situazione, da considerare sicuramente un po’ paradossale, per cui abbiamo – per la giustizia italiana – un colpevole, Rudy, la storia del quale non è stata creduta in tutte le sue parti, che ha agito di sicuro in concorso con due persone, le quali però – con ogni evidenza – devono essere ancora trovate.

È possibile che Amanda Knox sia stata davvero costretta da coloro che la interrogavano a confessare un delitto mai commesso? «Io sono arrivato dopo, quando mi è stato detto che c’era stata una svolta nelle indagini. Ma ho trovato una situazione del tutto tranquilla, con la ragazza molto serena, c’erano addirittura poliziotti che la consolavano. Sembrava che lei avesse un gran timore di Lumumba. E che si fosse liberata di tutto».

Perché dice di essere rimasto con l’amaro in bocca? «Perchè ha funzionato, in questa vicenda, un racconto mediatico fatto da certi mezzi di informazione americani, del tutto improprio, secondo il quale Amanda era stata indagata perché era una ragazza americana disinibita, capitata in un luogo oscurantista come Perugia. Niente di più fuori dalla realtà. Amanda doveva essere indagata, lo ha detto anche la sentenza della Cassazione. Le verifiche che dovevano essere fatte sono state tutte esperite. Ma quel racconto ha avuto successo. E il danno fatto all’immagine della mia città, Perugia, e al mio Paese, l’Italia, in questa vicenda è stato enorme».