POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Eletti sindaci Latini a Terni, De Augustinis a Spoleto, Carizia a Umbertide. L’ex partito egemone dell’Umbria travolto. Ripercussioni sulla giunta regionale?

di Marco Brunacci

PERUGIA – I ballottaggi in Umbria non avevano molto da dire. Ma quel poco lo hanno detto forte: il Pd dell’Umbria non è solo un partito sconfitto ma da rifondare. L’ex gigante rosso, il partito egemone non solo non esiste più, ma ha perso contatto con la gente. I risultati di Terni, Spoleto e Umbertide, con una valenza diversa, hanno un medesimo messaggio: uno storico sistema di potere è imploso, la classe dirigente Pd è stata bocciata senza appello. Ora inizia il conto alla rovescia per arrivare al ricambio in tempo utile, prima che alle regionali, tra due anni, il Pd finisca tra i comprimari. Il centrodestra ha potuto conquistare le roccaforti rosse limitandosi a rimanere unito, quasi senza combattere. Ha di fatto camminato tra le rovine.

Da Terni il messaggio era già arrivato: il leghista Leonardo Latini, sostenuto da tutto il centrodestra, è sindaco con il 63.42%, aveva il 49.2 al primo turno. Il suo avversario (De Luca, M5s) si è fermato al 36.58, mantenendo un ruolo di comparsa. Nella seconda città dell’Umbria il voto “rosso” è come evaporato, non c’è più, per recuperarlo devono cambiare i protagonisti di quella sciagurata interpretazione del vaudeville andato in scena durante l’ultima giunta Di Girolamo, nel quale il gioco era quello di negare l’evidenza. Il messaggio lineare della Lega è passato senza ostacoli a tutti i livelli sociali. Il resto del centrodestra ha saputo allinearsi. La città non deve attendersi certo miracoli (i commissari qui resteranno e gli spazi di manovra della nuova Giunta saranno limitati), ma l’impressione è che gli elettori non si aspettino chissà cosa dal nuovo assetto ma abbiamo voluto soprattutto cancellare le facce del passato e con loro anche tutti i cascami del vecchio potere Pd.

Se l’analisi di Terni era già scritta, per quella di Spoleto si attendeva il risultato finale. Qui De Augustinis (centrodestra, ma con una valenza molto moderata e civica) ha vinto per 86 voti con il 50.27% sulla Laureti che ha chiuso con il 49.73%. De Augustinis, con questi numeri, difficilmente potrà dire di aver inaugurato una stagione moderata, di recupero di spazi al centro, anche perché nel suo successo ha avuto un ruolo pure il Movimento 5stelle. Ma la protagonista assoluta da queste parti è stata sicuramente la Laureti che dopo essere diventata, da civica, non iscritta, la candidata del Pd, ha stretto un’innaturale alleanza sinistra-destra che al Pd ha tolto anche l’ultimo patrimonio, la sua identità di partito non “a contratto”, ma con una visione complessiva della società. Ha provato a sposare diavolo e acqua santa ed è stata beffata dagli elettori. La spregiudicatezza tattica l’ha portata a registrare la più cocente delle sconfitte, nel mettere insieme tasselli inconciliabili della quarta città dell’Umbria, in un’operazione di pura conquista del Palazzo, ha commesso un errore di calcolo per 86 voti. Per questo sbaglio, il Pd locale qui non ha perso le elezioni, ha perso la faccia.

Dal risultato di Umbertide si attendeva di sapere se c’era ancora una Stalingrado capace di resistere, in virtù delle sue antiche radici rosse, all’assalto del centrodestra a trazione leghista. Luca Carizia è il nuovo sindaco con il 62.51% dei consensi, mentre la candidata Pd Paola Avorio si è fermata al 37.49%. Ma nella leggendaria Fratta non ha trionfato la Lega né il centrodestra, piuttosto è stato determinante Marco Locchi, sindaco uscente, venuto via dal Pd in polemica con la gestione Giulietti-Guasticchi (ex nemici, alleati recenti) del partito. La facile vittoria di Carizia dice che Stalingrado era già caduta, prima di arrendersi, nel secondo turno, alle armate verdi ma anche un po’ rosso-Locchi. Umbertide ne aveva abbastanza del sistema di potere e della classe dirigente Pci-Pds-Ds-Pd che l’ha governata, con percentuali bulgare, fino a ieri. Voleva cambiare, pur senza mostrare particolare entusiasmo per i nuovi leader.

Conclusione: in Umbria il centrodestra può festeggiare e ci mancherebbe, ma con i distinguo di cui si è detto, mentre il Pd ha perso tutto quel che poteva perdere e ora è costretto a iniziare il processo alla sua classe dirigente regionale. In questo contesto sarà curioso vedere se la giunta regionale vivrà i prossimi due anni come un inquilino in attesa di sfratto o, almeno, cercherà di cambiare registro.