[Aiutiamoli a essere persone]

Un contributo de “Il tarlo”

Una delle domande più frequenti che si rivolgono ai bambini è: «Cosa vuoi fare da grande?» e neppure cosa vorresti fare, proprio cosa vuoi fare e i bambini, che hanno grande stima per gli adulti rispondono sempre e da sempre a questa domanda come se fosse giusta e logica.

Naturalmente è sottinteso, che si sta parlando del ruolo sociale che si vuole interpretare nel futuro e la gran parte dei bambini risponde indicando il lavoro dei genitori, oppure l’ambizione dei genitori per quanto li riguarda. Io rispondevo che volevo fare la principessa, credo che dipendesse dal fascino che gli abiti del passato esercitavano su di me perché ricordo che c’è stato un periodo in cui avrei accettato di farmi chiudere in un convento pur di indossare abiti lunghi fino alle caviglie.

ll mio amatissimo nonno non mi rendeva le cose facili portandomi a cinema ogni settimana a vedere esclusivamente film Western, di cui lui e mio fratello andavano pazzi, l’ho odiato John Wayne, non aveva nulla del principe, non di quello che le fiabe mi avevano illustrato, forse li accomunava solo «l’etica del salvatore di vittime inermi e di belle fanciulle».

La domanda «cosa vuoi fare da grande» potrebbe avere senso e valore solo se ci premurassimo di riflettere sul motivo della risposta, perché il bambino è convinto che l’adulto abbia la libertà di fare quello che vuole e, quindi, è lecito pensare che per il bambino l’obiettivo è quello di diventare grande e basta, siamo noi a confondere le cose ed a collegare il diventare adulto con il ruolo sociale da privilegiare.

Per il bambino la scelta del “personaggio” da interpretare probabilmente è irrilevante ed è proprio per questo che per l’adulto dovrebbe essere oggetto di riflessione.
Anche i recenti fatti di cronaca diventano per me più chiari alla luce di questo ragionamento, l’arroganza e nei casi più gravi la violenza esercitata da alcuni adolescenti sui coetanei, ma con crescente frequenza anche sui genitori e gli insegnanti, o rivolta ad adulti più o meno conosciuti, all’ambiente, alle cose… rappresentano manifestazioni di impotenza. Insieme al messaggio che da grandi si farà sicuramente ciò che si desidera, si trasmette, infatti, anche che, quello che si potrà sicuramente esercitare è il diritto ad essere felici, quando ci si rende conto che non è vero, si può reagire anche con esternazioni imperdonabili.

Il tarlo questa volta mi sollecita a pensare che forse certi adulti dovrebbero essere molto più preparati ad affrontare il difficile e complesso mondo della crescita.
Non “cosa vuoi fare da grande?”, ma “cosa devi impegnarti ad essere da subito” questa dovrebbe essere la prospettiva giusta per guardare nella medesima direzione; per dirigersi, l’adulto con le proprie conoscenze, capacità e competenze, il bambino con le proprie potenzialità, verso un futuro meno affascinante forse di quello dei sogni, ma possibile e più rispettoso del rapporto ineludibile tra il desiderio e la realtà.

Crescere si cresce tutti, ma quanti hanno avuto la possibilità di diventare persone? Qui il discorso diventa decisamente complicato. Il concetto di “persona” potrebbe spaventare anche i più attrezzati educatori.