Agricoltori avete così tanto ragione che non vi danno i soldi

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Dopo le grandi manifestazioni di inizio giugno, l’Agea continua a non pagare. Aspetteranno che qualche piccola azienda chiuda per dire che non deve più succedere?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Agricoltori non vi stupite, c’erano già tutti i segnali premonitori. Quando avete fatto la super manifestazione con i trattori davanti alla Regione, quando siete andati in delegazione a parlare con l’assessore regionale Cecchini e vi ha dato ragione su tutto e anche di più, era chiaro: l’ufficio X aveva rimandato la pratica all’ufficio Y, in attesa del parere dell’ufficio Z. Ben sapendo che comunque, tranquilli, quei soldi erano i vostri e sarebbero arrivati. Prima o poi.

Quando? Questo si erano scordati di dirlo. Ma la burocrazia ha questa caratteristica: prima di tutto deve sopravvivere, poi può anche erogare i servizi per cui è nata in tempi ragionevoli o, insomma, in tempi anche meno ragionevoli.
Il grido di dolore davanti alla Regione («Sono tre anni che non abbiamo i finanziamenti che ci spettano da parte dell’Agea, che ha il compito di erogarli») ha finito per sfondare una serie di porte aperte. Tutti d’accordo. Solo che non era chiaro quale fosse l’ufficio competente. Ecco la Cecchini in pressing sul Ministero, il Ministero sull’Agea, l’Agea sull’Europa, e tutti di nuovo dalla Regione. Risultato finale: niente soldi a un mese di distanza dalla grande manifestazione con tutti (ma proprio tutti) che vi davano ragione.
Riparte il circolo vizioso: la Regione punta il dito sul Ministero, il Ministero cerca di approfondire, l’Agea attende di trovare il modo di rinviare ancora perché i fondi non sembra che siano ancora a disposizione. E pensare che c’è il Governo in carica dei populisti, che vuol dar soldi a chiunque abbia bisogno e anche a quelli che di bisogno ne hanno meno ma se hanno più soldi forse spendono di più. Il ministro Centinaio sarà stato avvertito?

Magari da domani arriva una pioggia di denari. Intanto la realtà è la seguente: ci sono aziende, soprattutto piccole aziende umbre, non quelle dell’inner circle dell’agroalimentare, alle quali non sono arrivati i fondi dal 2015. Aziende che non hanno avuto niente, proprio nel periodo in cui il Piano di sviluppo rurale (Psr) della Regione Umbria traboccava di soldi. È gente che lavora prodotti di eccellenza, prodotti tipici, prodotti bio. Gente che rischia tutto sulla qualità ed è ambasciatrice nel mondo dell’Umbria migliore. Gente che ha prosciugato il conto in banca e pure i fidi. Ma la politica, a forza di dire sì a tutte le richieste degli agricoltori, si è dimenticata di dar loro il dovuto.
Quando magari una di queste aziende finisce per alzare bandiera bianca e chiude, andranno a farci uno spot elettorale per dire che questo non deve più succedere?