E intanto Cesaretti sussurra l’idea: «In assenza di altre soluzioni, perché non creare una compagnia tutta nostra?»

di Daniele Cibruscola

PERUGIA – Gli aerei Cobrex non sono manco decollati, nonostante i cartelloni pubblicitari dei voli (vedi foto) siano ancora tutti lì, impietosi, a ricordare la beffa. Eppure il tonfo, soprattutto mediatico, per l’aeroporto dell’Umbria è stato violento e fragoroso. Ha sollevato polvere, polemiche. Che hanno investito Sase, il gestore della struttura, come un Boeing 737 a velocità di crociera.

La polemica con Leonelli, Regione «Chi fa politica dovrebbe riflettere prima di esprimersi a proposito di un bene comune, quale è l’aeroporto». L’affondo di Ernesto Cesaretti, presidente Sase, è per l’ormai consigliere semplice Giacomo Leonelli (Pd) che alla notizia della cancellazione dei voli, lamentando «danni in termini di minor traffico e di immagine per l’aeroporto internazionale San Francesco di Assisi», aveva reagito sollecitando Marini ad «assumere tutte le iniziative del caso, anche le più radicali, per assicurare un necessario cambio di passo e la tutela dell’interesse della nostra regione». La risposta è pacata e perentoria: «Siamo più che disponibili a presentarci in audizione in Consiglio. Se l’assemblea dei soci lo chiede possiamo farci da parte. Ma non decide Leonelli. Leonelli per me non conta niente». Pietra tombale. Avanti un altro.

La polemica con Fioroni, Comune Tocca al direttore di Sviluppumbria e membro del Cda di Sase, Mauro Agostini, il secondo giro: «L’assessore Fioroni vuole che il Comune conti di più nella gestione dell’aeroporto? Benissimo. Ma questo non è un club. Per pesare di più devi mettere i soldi. Qui ci sono 3 soggetti, Regione, Camera di commercio e Fondazione Cassa di Risparmio di Perugia, che ogni anno sborsano 1 milione di euro ciascuno. Se il Comune è disposto a mettere sul piatto qualcosa, anche 200mila euro, prego, si accomodi». Poi, dritti al nocciolo della questione.

La polemica con Cobrex Cobrex, spiegherà poi Umberto Solimeno, direttore Sase, «in via informale ci ha comunicato di aver venduto appena 9 biglietti», a poco più di una settimana dal volo inaugurale. Riprende Cesaretti: «L’aeroporto è solo un contenitore, sono le compagnie a gestire i voli, e perciò è loro la responsabilità di quanto accaduto. Ultimamente incappiamo in situazioni particolari, è vero. Perché il mercato ci impone di rapportarci a compagnie giovani, che stringono accordi e poi fanno dietrofront. Perché si pentono o perché hanno qualche problema. Per rimanere sui 200mila passeggeri l’anno ci accontenteremmo dei voli Ryanair. Ma non vogliamo affidarci a un unico vettore. E vogliamo crescere». E allora, un po’, bisogna rischiare. Quanto? Fino al punto di «pensare di creare una compagnia tutta nostra. Magari proveremo anche questa se non troveremo altre soluzioni».