Un contributo de “Il tarlo”

Ho fatto un sogno strano che mi ha lasciato un po’ di malessere. Ero in un locale con amici per condividere due ore di serenità, accompagnando all’aperitivo, stuzzichini ed assaggi, offerti in abbondanza e varietà con una spesa modica. Ci eravamo andati presto perché lì i tavoli vanno a ruba ed eravamo riusciti anche quella volta a collocarci in uno dei posti più comodi, dove ci scambiavamo battute stupide e pensieri profondi mentre ci divertivamo ad osservare l’andirivieni di quella serata di fine settimana. Gente di tutte le età, coppie, famiglie persone sole… tutti con l’aria di chi vuole rilassarsi, assaggiare cose nuove, divertirsi, stare insieme o trovare compagnia.

Dimenticare le angosce quotidiane senza ricorrere ai programmi televisivi preferiti che ci rilassano perché costituiscono una delle poche certezze rimaste, con i personaggi e la narrazione che si ripetono all’infinito in un’apparente dimensione di novità. Il locale ci offriva una realtà gradevole, nulla di coinvolgente, tutto in superfice, tutto reale, ma semplice, possibile e non impegnativo, dove potevamo essere noi stesse, ma quelle dei giorni migliori, con i vestiti, i gioielli, il trucco leggero e sapiente di chi dispone del proprio tempo, con il sorriso di chi è sereno, l’allegria e la vivacità che ci rende amabili.

I nostri accompagnatori: rilassati, eleganti, allegri, galanti, come quando li abbiamo conosciuti ed abbiamo pensato che sarebbe stato magnifico averli accanto per sempre.
All’improvviso c’è un fermento , un concentrarsi dell’attenzione in una direzione precisa, un indicare, un fibrillare…Da una delle porte sono entrate quattro signore seguite da un uomo-montagna molto elegante e tatuato come un murales, un vero uomo di mondo. Le signore hanno una tutina pelle d’uovo leggerissima che non lascia nulla all’immaginazione e piedi nudi con sandali trasparenti dai tacchi iperbolici, il bello è che sarebbero molto alte anche senza quelli. Io mi chiedo con un po’ di invidia come possano non essere blu puffo per il freddo, noi indossiamo ancora il cappotto.

Tutti le guardano, le mie amiche per confortarsi ne elencano i difetti ed esagerano nelle allusioni. I signori gongolano per la ghiotta opportunità di fare i galletti e si esibiscono in ciò che gli riesce meglio: parlare di ciò che potrebbero dimostrare… A questo punto del sogno io faccio una cosa diversa da quella che stanno facendo gli altri, guardo in viso quelle ragazze, una di loro, la meno giovane, mi accorgo che non è una ragazza è una donna nella piena maturità degli anni, intercetta il mio sguardo e lo ricambia, nei suoi occhi colgo un buio infinito, le altre non guardano nessuno, una ha in volto un’espressione smarrita.

Non dovevo guardarle, ora la mia immaginazione si diverte a torturarmi, me le immagino costrette a fare ciò che non vorrebbero ed a soffrire molto per questo, almeno fino a quando avranno dimenticato di avere un cuore. Mi sveglio a disagio, il sogno mi pare ora così vero da farmi stare male, poi riesco a confortarmi dicendo a me stessa che vivo in un Paese dove le donne non sono costrette a fare ciò che non vogliono.