Test Umbria sulle elezioni: Lega e M5s protestano ma si allontanano

Andrea Liberati e Valerio Mancini
Andrea Liberati e Valerio Mancini

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Nell’assemblea regionale cartelli anti Mattarella e show grillino, solo polemica assenza contro l’“attuale” Europa da parte della Lega. Il modello umbro sarà quello nazionale?

di Marco Brunacci

PERUGIA – Hai visto mai che l’Umbria diventi battistrada della politica italiana? Alle ultime elezioni è stata la Lega l’unica e impressionante protagonista, il Pd unico e impressionante sconfitto, anche al di sopra e al di là di tutte le sue divisioni. È stata l’Umbria ad avere il dato per leggere il dato nazionale.

Se l’Umbria è il laboratorio politico d’Italia, allora il segnale che arriva da palazzo Cesaroni, piazza Italia, Perugia, diventa rilevante per il quadro nazionale, con tutte le ulteriori sfumature e problematiche che per altro si intravedono in un panorama mai così instabile e tempestoso, dove la crisi politica si incrocia con quella istituzionale, come probabilmente mai si era visto nella storia repubblicana. Con la soluzione che non passa solo per l’Italia, come è evidente in ogni pizzo di questa crisi.
Allora: il segnale è questo. Dal test della riunione dell’assemblea regionale risulta che Lega e M5s non sono intenzionati a lasciare la bandiera della protesta, ma la interpretano in modo ben distinto e sempre più distante.
Nel mentre i grillini si lanciavano in un sessantottesco pirotecnico spettacolo di contestazione on the hall, tra i banchi della Regione, colpendo presunti simboli di odioso potere, i leghisti non solo non c’erano, ma annunciavano due tipi di iniziative. Gazebo in strada per chiedere non conto a Mattarella del suo operato, quanto piuttosto per cambiare l’assetto istituzionale della Repubblica italiana che dovrebbe diventare, secondo la Lega, presidenziale. Ma seguendo tutte le procedure previste dall’attuale Costituzione. Seconda forma di educatissima contestazione, roba da cadetti di Eton: solo assenza polemica contro l’“attuale” assetto dell’Europa che – dicono i leghisti – penalizza i Paesi membri dell’Ue. Non un grido sovranista, piuttosto il messaggio è: più spazio e autodeterminazione per le Nazioni, con meno vincoli burocratici e maggiore flessibilità anche per gli indebitati fino al collo (come l’Italia). I consiglieri umbri della Lega, Mancini e Fiorini, non si sono presentati, non hanno proferito verbo, non hanno dato neanche una sponda di rinterzo ai consiglieri cinquestelle Liberati e Carbonari che hanno picchiato duro per lunghi minuti contro l’operato della Presidenza della Repubblica nel percorso dell’ultima crisi di governo.
L’elezione – annunciata alcune settimane fa da City journal – di Caparvi, come segretario umbro della Lega, doveva essere considerata un segnale: l’ala moderata leghista («ma non troppo», ci ha sempre tenuto a sottolineare Caparvi) era qui quella vincente, quella che ha ottenuto probabilmente il miglior risultato di tutta la Penisola.
Se l’Umbria è un test, se quella di ieri non è stata una coincidenza, si deve immaginare che, passata la prima settimana di vesti stracciate insieme, la distanza tra Lega e M5s crescerà. I sondaggisti sono stati per altro chiarissimi: il Movimento cinquestelle viene percepito come partito sconfitto, la Lega come partito penalizzato ma, proprio per questo, pronto alla rivincita, con tutte le carte in regola per tornare dove eravamo rimasti: alle soglie di palazzo Chigi.
La strada indicata dall’Umbria saà quella che sceglierà Salvini per elezioni che si avvicinano sempre più e potrebbero svolgesi addirittura a metà luglio? Anche dal punto di vista strettamente pratico potrebbe essere la scelta meno rischiosa, meno faticosa e più redditizia. Con un problema: Savona ritornerà a essere solo il nome di una bella città italiana dal curioso dialetto?