Perugia festeggia Settimio, il centenario dell’Anmig

Allo storico socio Fabbri, classe 1918, la medaglia commemorativa e un quadro. La sua storia è tutta da leggere

PERUGIA – Festa grande in casa Anmig, l’Associazione nazionale mutilati e invalidi di guerra che ha festeggiato, insieme al Comune di Perugia, una colonna della Sezione.

Il socio storico Settimio Fabbri, classe 1918, che il 10 maggio ha festeggiato 100 anni. Reduce della seconda guerra mondiale e da sempre iscritto all’Anmig (anch’essa arrivata al suo centenario dalla fondazione), è stato insignito di un diploma e una medaglia commemorativa (da parte dell’Anmig) e di un quadro con una raffigurazione di Palazzo dei Priori. A consegnarlo nella sua abitazione, insieme a una lettera di auguri da parte del sindaco Andrea Romizi, il presidente del Consiglio comunale Leonardo Varasano. Con lui c’erano i familiari, fra cui il figlio Alvaro, la nuora Catia e la nipotina Matilde, e i rappresentanti dell’associazione Fiorella Angneletti (vicepresidente regionale), Rita Bacoccoli (presidente Sezione di Perugia) e Adua Magri, componente del consiglio.
Commosso, Settimio ha voluto «ringraziare tutti quelli che si sono interessati a me». «Auguro a tutti lunga vita, di più non posso fare». Un augurio ricambiato dal lungo applauso dei presenti. «È un privilegio averla vicino – ha detto Fiorella Agneletti -, ha vissuto momenti tragici e la sua memoria deve essere di insegnamento per tutti».

È lunga la storia di Settimio, perugino (nacque a Ponte della Pietra), settimo di otto figli. Nell’ottobre del 1940 venne inviato sul fronte greco-albanese, due anni esatti dopo in quello russo. Il 28 dicembre 1942, dopo l’arretramento delle linee a seguito di scontri con l’armata sovietica, Settimio venne ferito con un’arma da fuoco al piede destro e fatto prigionieri. Mostrava segni di congelamento agli arti inferiori, e nel 1943 subì l’amputazione della prima falange e del metatarso al piede destro e della prima falange al piede sinistro. Nel febbraio ‘43 venne spedito come prigioniero in un villaggio degli Urali caucasici, al campo di lavoro numero 260, dove rimase fino all’ottobre 1945. Rientrò in Italia con un viaggio di 40 giorni. Nonostante la menomazione patita, la vita di Settimio è proseguita in modo accettabile, pur con i limiti di una tale situazione fisica, dovendo comunque rinunciare ad esempio a prendere la patente di guida. Nel settembre 2003, quando a causa di un epitelioma spino-cellulare sopraggiunta all’avampiede destro riconducibile al congelamento avuto in Russia, ha dovuto subire un ulteriore ricovero in cui gli è stata amputata la gamba fin sotto al ginocchio. Quest’ultimo evento ha fortemente condizionato la sua vita e anche quella dei suoi familiari. Nonostante tutto Settimio ha mostrato una notevole forza di volontà e coraggio nell’affrontare la nuova menomazione, arrivando con grande volontà fino al suo centesimo compleanno.