Pensava di arricchirsi come Pablo Escobar: confiscato il tesoretto del trafficante di Città di Castello

Guardia di finanza. Archivio
Guardia di finanza. Archivio

Un immobile, auto d’epoca, titoli e conti correnti per oltre 200mila euro

CITTÀ DI CASTELLO (Perugia) – Probabilmente se la immaginava diversa la vita del narcotrafficante, più romantica forse, di sicuro più redditizia, il tifernate cui le fiamme gialle di Perugia hanno recentemente confiscato circa 200mila euro di beni: un immobile, tre auto di cui due d’epoca, titoli e conti correnti. Via tutto dopo la sentenza, passata in giudicato, per traffico internazionale di stupefacenti nel periodo compreso tra il 2006 e il 2014.

Hashish e cocaina. Che gli avevano consentito – si apprende dalla guardia di finanza – un importante e costante profitto, reimpiegato, poi, per l’acquisto di beni mobili ed immobili e per investimenti finanziari. Per questo, nei giorni scorsi, le fiamme gialle hanno dato esecuzione ad un decreto di confisca ai sensi dell’art. 12 sexies del D.L. 306/1992 (ora, art. 240 bis c.p.p.), emesso dal G.I.P. presso il Tribunale di Perugia nei confronti dell’uomo residente a Città di Castello, condannato nel 2016.

All’origine della confisca vi è un’articolata indagine patrimoniale avviata a seguito della sentenza di condanna e coordinata dalla stessa Procura di questo capoluogo. In particolare, ricostruendo flussi di denaro e investimenti dell’uomo e del suo nucleo familiare a partire dal 1990, gli accertamenti svolti dagli “specialisti” del G.I.C.O. del nucleo di polizia economico finanziaria di Perugia hanno permesso di individuare un cospicuo patrimonio, frutto del reimpiego di capitali illeciti, in parte fittiziamente intestato dal condannato ai propri familiari ma, di fatto, nella sua piena disponibilità.