POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Riposizionamenti in corso: Renzi si ritrova con Ascani e Ginetti. La Dorillo sola con Martina, Marini spera in Orfini traghettatore. Dalla Sereni a Todini a De Rebotti a Mismetti, diversi big dati in uscita. E Bocci incontra Gentiloni

di Marco Brunacci

PERUGIA – Direzione nazionale a rischio esplosione di sabato 19, il Pd umbro ci arriva già nebulizzato in mille e uno posizioni diverse.

Premessa: la direzione nazionale va immaginata come un Pronto soccorso. Nessuno sa come andrà ed è difficile prevedere, ma certificherà di sicuro una sindrome seria. Se scatta il codice rosso, ben inteso, ognuno va per sé, e Renzi torna sulla tolda di comando per ordinare manovre che mettano fuori gioco gli avversari, ma anche solo con un codice verde si indirà un congresso a ottobre che sa di radde rationem e che difficilmente potrà avere esiti diversi da ulteriori spaccature. Ma neanche il codice meno grave rassicura: sperare che il Governo-mostro, tra Lega e M5s, si faccia e aspettare che il Governo medesimo vada a sbattere per muoversi, avrà come risultato di sancire una tregua pronta per essere violata, una bonaccia limacciosa piena di inquietudini e foriera di somme fregature.
Che faranno i pochi delegati umbri nella grande direzione nazionale? Pronti, attenti, via. Il segretario triste Martina, Oscar alla carriera per il ministro dell’agricoltura meno protagonista d’Europa, qui ha una sola fan, anche se in cerca di rivincita: Wonder woman Dorillo, che aveva già pronti i biglietti da visita da consigliera regionale subentrante al posto di Giacomo Leonelli, sicuro eletto nel sicuro collegio di Perugia, ed è rimasta ad occuparsi di rifiuti al Trasimeno. Che abbia sbagliato, ancora una volta, cavallo lo pensano in molti.
Tutti gli altri umbri trepidano per le sorti di Martina al pari di come hanno a cuore i destini dei coleotteri della Namibia e sono piuttosto intenti a studiare i riposizionamenti, che, in periodo di passaggio, anche tumultuoso, come quello di adesso, sono fondamentali. La disciplina più praticata tra i delegati è da oggi l’orienteering.

Quindi, se per esempio scoprono che Franceschini insiste (magari con al fianco Fassino) a fare il difficile con Renzi e pensa a un posto al sol dell’avvenir, ma non quello che spunta ogni mattina dalle parti di Rignano (Firenze), e continua piuttosto a polemizzare con la gestione monocratica del partito, di sicuro si porta dietro Marina Sereni che di Area dem (di cui stiamo parlando) è l’anima umbra. La Sereni, per altro, gìà ha apprezzato la scelta di Renzi di mettere una sconosciuta nel collegio di Terni, al posto suo, come si apprezza un attacco acuto di lombo-sciatalgia.
Se Orlando poi confermerà la volontà di non cedere ai diktat che arrivano da oltre Arno e decide di piantare in asso Renzi che gli è sempre stato indigesto più di una ribollita con i fagioli, si porta dietro Valeria Cardinali e con Nando Mismetti, sindaco di Foligno e unico orlandiano umbro ammesso in direzione.
Ma attenti, se nel corridoio Franceschini e Orlando si trovano simpatici e decidono di fare a braccetto lo stesso percorso, in Umbria succede il finimondo: partono Todini da Marsciano, De Rebotti da Narni e pure Gianluca Rossi da Terni, due sindaci e un ex senatore. Ma – se appena appena – fanno uno squillo a Veltroni e lo trovano disponibile (come fanno pensare tutte le dichiarazioni di questi giorni) eccoti in partenza anche il senatore Walter Verini da Città di Castello.

Non chiedete dell’altro storico oppositore di Renzi, Emiliano: per l’astro nascente del Pd nazionale Calenda deve ritenersi già bello che cacciato dal Pd, e men che meno chiedete della fine del suo rappresentante unico per l’Umbria e zone limitrofe, De Marinis, disperso al largo di Torgiano.
Fin qui quelli che, pur di non avere ancora Renzi, voterebbe Topo Gigio alla guida del partito, ma ci sono anche i resistenti. Prima fila per Anna Ascani, Nadia Ginetti e il sindaco di Sangemini, ora senatore, Grimani. Ma come? Al leader di Rignano guardava con deferenza tutta l’Umbria del Pd e adesso sono rimasti tre compari? Sic transit gloria mundi. Qualcuno lo avrà avvisato. Magari, però, a parziale addolcimento dell’amara pillola, alla fine anche Marco Vinicio Guasticchi, renziano della prima ora, lottiano (nel senso di Lotti) da sempre, potrebbe tornare all’amore degli albori.
A questo punto la domanda è d’obbligo: ma è possibile mai che l’ex segretario regionale del Pd, oltre che ex segretario comunale di Perugia, ex consigliere comunale, ex consigliere provinciale, ex candidato alla Camera dei deputati nel collegio più blindato dell’Umbria per volontà di Renzi in persona, e attuale consigliere regionale Giacomo Leonelli possa lasciare solo l’ex segretario nazionale, dimessosi dopo la batosta elettorale? La risposta – dopo attente ricerche – è: sì. Leonelli – così dicono almeno suoi confidenti – è in cerca di affetto e attenzione da parte di chicchesia, purchè sinceri. D’altra parte, le sue ragioni le ha: alla cena, mai smentita, tra Cucinelli e Renzi con Marini e Oliviero, lui non era nella lista degli invitati.

Finalmente eccoci a Bocci e ai bocciani. Il sottosegretario agli Interni tuttora in carica viene dato in action nei meglio studi romani. Segnalati incontri con il premier Gentiloni (almeno due documentati, ma forse più) insieme all’intensificazione dei contatti (per altro tenuti da sempre) con il vicesegretario (mo)dem Lorenzo Guerini. Il team del bocciani di stretta osservanza (dal superassessore Barberini a Smacchi a Roberta Isidori) procede con lui, navigando a vista nella nebbia.
Una nota per Caprini. Dalle torrette di vedetta della diga del Montedoglio, dov’è riparato, scruta: c’è da giurare che alla fine il suo destino sarà legato al suo mentore Guasticchi. Anche se non ci sono più i mentori di una volta.
Il gran finale per gli orfiniani. Quando si diceva orfiniani, fino a qualche mese fa, saliva un brivido alla schiena nelle valli umbre del Pd. Adesso c’è la presidente Marini a fine mandato e il mancato senatore Giulietti che rischia di perdere anche il sindaco nella Stalingrado dell’Alto Tevere, Umbertide. I due, più piccolo contorno, potrebbero tornare potenti come un tempo? Sì, a patto che Martina in direzione venga costretto a farsi da parte e Orfini venga indicato dal parlamentino Pd come traghettatore del partito verso il congresso. Possibilità? Non molte. Orfini ha fama (probabilmente immotivata) di tramestante Richelieu. Fatto sta che pochi gli affiderebbero un traghettamento col rischio di non riavere indietro il traghetto.

Infine, da subito è indetto un concorso a premi per indovinare la postazione, in questo scacchiere, del vicepresidente Paparelli.
Ma la conclusione è invece obbligata. A fronte del Pd nazionale tanto simile a un Pronto soccorso, la situazione del Pd umbro è di molto peggiore. Il partito è in mille pezzi, afflitto da sindrome di Brenno e da vaneggiamenti vari. Dalle città dove si vota a giugno arrivano segnali tra cattivi e pessimi. Di sicuro non sembra che possa partire (ma l’elettorato, si sa, è mobile) una qualunque riscossa post “cappotto” del 4 marzo. Magari per il Giubileo della restaurazione del potere del centrosinistra in Umbria non ci vorranno i 50 anni canonici, ma al momento non si muove foglia. Brutto momento.