Manifesti contro l’aborto, il sindaco: «Campagna odiosa, ho tanta voglia di censurarla»

Uno dei manifesti di Pro Vita apparsi a Marsciano
Uno dei manifesti di Pro Vita apparsi a Marsciano

Marsciano, Todini su Facebook: «Ho pensato di coprirli, ma come i miei colleghi mi trovo davanti a un dilemma»

MARSCIANO (Perugia) – Marsciano come Perugia e Roma. Anche qui sono apparsi i manifesti di Pro Vita contro l’aborto. Una campagna che ha creato dibattito e polemiche e che ha fatto interrogare le amministrazioni sulla sua legittimità. A Roma, per esempio, la giunta Raggi li ha coperti perché considerati in contrasto con le prescrizioni previste dal Regolamento in materia di pubbliche affissioni, che vieta espressamente «esposizioni pubblicitarie dal contenuto lesivo del rispetto di diritti e libertà individuali».

In Umbria, adesso è lo stesso sindaco di Marsciano Alfio Todini a prendere posizione sulla questione. Pur ammettendo, però, di poter far poco contro questi manifesti.
«Il contenuto di questo manifesto e di questa campagna è emotivamente odioso e razionalmente inaccettabile – scrive Todini su Facebook -. È, nel suo modo becero e moralmente ricattatorio, figlio di questi tempi malati di ritorno agli istinti primordiali. Con l’aggravante della strumentalizzazione del dolore che ogni donna prova di fronte a questo tema, tanto intimo quanto, appunto, difficilissimo. Vederli nella città di cui sono Sindaco è doppiamente doloroso. Ho pensato di ordinarne la copertura ma qui mi trovo di fronte ad un altro dilemma, lo stesso di tanti altri miei colleghi con alcuni dei quali mi sono confrontato. Non credo ricorrano i presupposti nè costituzionali nè normativi per un intervento di censura che, confesso, avrei tanta voglia di fare. E che qualcuno ha fatto peraltro. Queste forme espressive (c’è davvero bisogno di arrivare a tanto per manifestare un’idea?) sono, come dicevo, il frutto di questi tempi malati di ignoranza e intolleranza. Dai NoVax ai ProVita, dal razzismo ai ritorni xenofobi. È un’onda, ora forse al suo massimo “splendore”. Non rassegniamoci a subirla».