Ma quanto è costata davvero Umbriajazz spring ternana? Col fiato sospeso in attesa del “bilancino”

Umbria Jazz Spring
Umbria Jazz Spring

POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | In assenza del documento ufficiale si diffondono voci, magari solo fake, difficili da credere (quasi 500mila euro di costi e solo circa 32 mila euro di biglietti venduti). Per dare un taglio a tutto questo sono necessari i numeri ufficiali. E comunque sia ci sono le rassicurazioni del vicepresidente Paparelli

di Marco Brunacci

PERUGIA – Tanto per far cronaca: un po’ di agitazione intorno a Comune di Perugia e Fondazione Umbriajazz si percepisce, in attesa di venire a conoscenza del “bilancino” di Umbriajazz spring di Terni.

Ma poi ecco che tutti riflettono meglio e si fanno forti delle affermazioni, che sarebbero state fatte anche per iscritto, dal vicepresidente della Regione Umbria, Fabio Paparelli, che ha assicurato che la manifestazione ternana avrebbe fatto da sola fronte alle spese, senza gravare su altri. E Paparelli è uomo d’onore. Figurarsi se qualcuno può ragionevolmente dubitare di lui.
E’ vero che c’è un precedente non rassicurante: chi ha letto il bilancio assicura che la Fondazione ha dovuto intervenire con 45mila euro per la manifestazione ternana della scorsa primavera. Però magari ci sono dei solidi motivi che non sappiamo.
Ma ancora: come si può dubitare della parola del vicepresidente della Giunta regionale, non è mica un qualunque piccolo politico di periferia, ha il peso di tutta l’amministrazione sulle sue spalle, la massima istituzione regionale. Se uno dubita anche di Paparelli è davvero finita.
Resta però sempre qualcuno, nelle istituzioni perugine, che magari soffre di improvvisi attacchi depressivi, che è sempre malfidato qualunque garanzia abbia avuto, e fa di conto. Magari fidandosi di numeri non ufficiali anzi che possono essere – per quanto ci concerne – autentiche fake news (e a Terni ne girano e rigirano, come testimoniato da noi di City journal in un apposito intervento).
Per rassicurare costoro, più che per altro, è il caso di dire su quale rullanti tam tam queste persone si rovinano le nottate. Pensate: un tam tam arriva a narrare che Umbriajazz spring sia costata, alla fine, poco meno di mezzo milione di euro. Tanto? Beh, fosse vero, obiettivamente sì. Però magari valeva la pena. Ma eccoti che un altro tam tam – ma questo quasi sicuramente non attendibile – che punzecchia i nostri poveri insonni: sarebbero 32 mila gli euro che sono entrati in cassa dalla vendita dei biglietti. Non può essere vero – dicono quasi tutti – perché i biglietti sarebbero addirittura di meno di quelli venduti lo scorso anno. Fosse vero gli amministratori locali e regionali avrebbero parlato di flop o comunque di insuccesso e invece sono parsi felicissimi. Il “bilancino” farà sicuramente giustizia di tutto questo, la Fondazione Umbriajazz e il Comune di Perugia possono dormire tranquilli.
Anche perché, ad ogni buon conto, ci sono gli sponsor. La Fondazione Cassa di risparmio di Terni, di fronte all’iniziativa così fortemente voluta dal vicepresidente della Regione, non è stata insensibile, affatto. Ha messo mano al portafoglio e tirato fuori più centomila euro. Aspettiamo il “bilancino” e si vedrà quanto di più.
Non solo: ci sono gli sponsor privati. Qui in verità, eccoti che questi signori afflitti da umor nero e spleen, si raccontano una storia con la Erg protagonista che merita qualche spiegazione, a margine del “bilancino”. Solo per chiarire, ben inteso, per amor di trasparenza. La Erg ha dato 100 mila euro a Umbria jazz. Poi 40 mila a Umbriajazz spring. Su sollecitazione di qualcuno che non è la Fondazione avrebbe finito per aggiungere altri 20 mila euro a Terni, togliendoli a Perugia e al jazz estivo, ma avrebbe comunque chiesto di essere presente sulle torri in piazza IV Novembre. Vero? Falso? Mah. E comunque tutto sarà solare dopo il “bilancino”, con nota a margine.
Ma ancora: questi qui terrorizzati dal dover intervenire con aiuti economici a Umbriaspring, perché hanno paura anche della loro ombra e non danno la fiducia che merita a un amministratore misurato ed esperto come il vicepresidente Paparelli, e continuano sulla loro strada? Eccoli che mettono insieme i contribuiti che conoscono, le spese sulle quali congetturano – senza neanche aver uno straccio di prova, ma addavenì il “bilancino” per chiarire tutto – concludono che mancano per far paro un paio di centomila euro almeno. Anche qui, però, uomini e donne senza fede alcuna, se Paparelli ha detto che Umbriaspring non graverà, non graverà, no? Quindi basta così. Appena arriva il “bilancino” si chiarirà tutto. Ci saranno altri sponsor privati, no? Non interviene mica con fondi propri la Regione. Tranquilli.
Solo due righe ora per dire – solo come ipotesi di scuola – che il milione di euro arrivato dal Ministero può essere usato solo per Umbriajazz estate. Nei lavori preparatori della legge si legge con chiarezza – spiegano i preparatissimi legulei perugini – che il Mibac ha deciso di dare fondi speciali «alla grande manifestazione di Perugia». Perugia, non anche Terni, dicono i legulei. Eventuali blitz sul territorio sono una cosa a parte rispetto a questa legge. Come cosa a parte sono gli 800mila euro destinati ad attività culturali per il rilancio di Norcia, dei quali, appena possibile, daremo conto.
Come si vede, tutto è chiaro. Se proprio tra sponsor e i biglietti venduti non si arrivasse a far fronte alla spesa (che magari non sarà di quasi mezzo milione come qualche malpancista vorrebbe far credere), beh, tranquilli, c’è l’assicurazione di Paparelli in persona, uomo d’onore.
Basta allora con malinconici e malpancisti. Come si fa a pensare che per Umbriaspring Terni venga chiesto un contributo al Comune di Perugia? Ma è ovvio: il buon samaritano mica riempie prima di botte il passante e poi lo aiuta. Qui l’iniziativa di Terni è stata autonoma, messa in piedi da gente che sapeva quel che faceva, e anche qualora non sia stato questo gran successo economico c’è comunque la garanzia di Paparelli. Sereni amministratori del Comune. E sereni anche quelli della Fondazione. Anche nella peggiore delle ipotesi, ci pensa Paparelli a coprire un eventuale (e al momento inesistente) disavanzo.
Veramente una pecca nella gestione di questa vicenda c’è stata: la presentazione del “bilancino” doveva esserci già stata. Tutte queste paure sarebbero già cancellate se, alla luce del sole, fossero comparsi numeri e conticini. Non è che qualcuno avrà pensato di presentarli dopo il 10 giugno a urne di Terni chiuse? No, perché questo sarebbe una follia. Aspettiamo fiduciosi.