POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Lo dice l’Istat nel rapporto 2018. Prospettive peggiori rispetto a tutte le altre regioni. La Modena (Fi): ripartiamo dalle reti, Università in testa. Ma in realtà il sistema è fermo ma per molti rassicurante. E non si intravede nessuno che abbia voglia di farlo ripartire

di Marco Brunacci

PERUGIA – Una fotografia impietosa dell’Umbria del lavoro non arriva solo dall’Ires Cgil di Mario Bravi che comunque sia è sempre un osservatorio di parte.

È direttamente l’Istat, l’Istituto nazionale di statistica, a dirlo dopo aver valutato i sistemi locali in relazione alla situazione attuale e alle prospettive dell’occupazione. L’Istat ha realizzato una cartina d’Italia in quattro colori: il rosso è per sistemi perdenti, il verde per quelli vincenti, il giallo per quelli in ripresa, un verde pallido per quelli instabili. Indovinate un po’ di cosa è colorata l’Umbria? Tutta rossa con qualche piccolo settore in giallo.
Ma la sorpresa non è solo questa qui. Abbiamo citato la cartina d’Italia perchè guardandola si può apprezzare solo qualche altra (per altro modesta) chiazza di rosso solo al sud. Nel senso che il resto d’Italia funziona o è in ripartenza o ha comunque delle fondate speranze. Insieme all’Umbria, che ostinatamente e insieme a pochi altri City journal ha definito ferma, c’è solamente una parte consistente delle Marche, regione che però partiva da condizioni medie migliori.
La prima a commentare questa cartina che la dice tutta (fa parte del rapporto Istat aggiornato all’anno in corso, 2018) sulla situazione sociale ed economica (non soltanto economica) della regione è stata la neosenatrice Fiammetta Modena (Forza Italia) che si è anche astenuta da polemiche, cercando di essere perfino propositiva.

La Modena indica le reti come soluzione. E la rete delle reti che è l’Università come prospettiva per passare dal perdente al vincente.
Tutto ok: ma anche in questa analisi non si va a fondo sul male oscuro dell’Umbria che vive di troppo assistenzialismo (per cui non ci sono allarmi sociali di quelli che fanno scattare l’intervento urgente della politica, anche se la fascia di povertà comunque si è allargata) e di scarse iniziative, e quasi sempre isolate. Il risultato è una speciale atrofia economica.
Le imprese dedicano le loro migliori energie a cercare fondi pubblici, non mercati nuovi o occasioni di sviluppo. Le famiglie di imprenditori si accontentano se vanno bene o si affrettano a presentare il conto al pubblico se vanno male. Le multinazionali scelgono strategie conservative in Umbria oppure di arretramento lento. Gli imprenditori che hanno azzeccato prodptto e mercato, invece di provare a fare sistema, rete, per l’appunto,,preferiscono chiuedersi nella loro nicchia a fare riti propiziatori perchè il vento favorevole continui a soffiare.
La politica? Non ci contate, troppo impegnata a celebrarsi.
Il riferimento della senatrice Modena all’Università sarebbe fondato se l’Università fosse ancora la casa delle ambizioni scientifiche, del desiderio di primeggiare. Ma il sospetto è che ci sia solo la voglia di mantenere l’esistente (con relativi posti assicurati ai soliti noti). E quando (tra poco) si dovrà decidere il nuovo rettore si vedrà se c’è un progetto, come dire, in qualche modo aggressivo per la conquista di nuovi spazi di ricerca oppure sarà un’ipotesi difensiva. Teniamoci quel che c’è e dividiamolo tra i presenti.
Come si potrebbe uscire da questa situazione di assoluta stagnazione, di morta gora? Partendo da un’autocritica profonda sul sistema Umbria, da parte della politica, delle imprese, come dell’Università Niente di più lontano dalla realtà. Lo status quo fa felici tanti umbri. Perchè cambiare?