POLE POLITIK di MARCO BRUNACCI | Agricoltori furenti in piazza il 5 giugno, Orvieto in rivolta per la discarica, sindaci pronti alla protesta al Trasimeno per la Comunità montana lasciata senza soldi. Castelluccio: pazienza finita. E intanto Carletti se ne va

di Marco Brunacci

PERUGIA – L’agricoltura è la questione numero uno. Il Piano di sviluppo rurale, da queste parti, è stato sempre stato un balsamo per lenire i malanni di un comparto esposto come nessuno ai rovesci (anche meteorologici) delle stagioni e dei mercati.

Stavolta è tutto cambiato: sul Piano si è scatenata l’ira degli agricoltori. Trattori in piazza il 5 giugno. La manifestazione si farà al Broletto, ma c’è da giurare che qualcuno arriverà fin sotto la sede istituzionale della giunta regionale, a palazzo Donini. Perché la rabbia è tanta. E nel mentre sui ritardi per la erogazione dei contributi dovuti per legge si assiste allo scaricabarile delle responsabilità, secondo il rito dei burocrati, siano quelli dell’assessorato come quelli dell’Agea, ci sono agricoltori che devono ancora prendere l’annualità del 2015, pur essendo costretti a far fronte con mezzi proprio agli indispensabili interventi nell’azienda.

La rabbia degli agricoltori si rivolge stavolta anche contro le associazioni della loro stessa categoria. Sono incapaci – sostengono in tanti – di fare l’interesse degli associati. Nei giorni scorsi sono volate pure parole anche grosse e non è un mistero che qualcuno sospetta – magari sbagliando – che le associazioni facciano più gli interessi di 7 o 8 imprese dell’agroalimentare che quelli dell’intero comparto. E a essere delusi sono soprattutto coloro che hanno creduto, dando retta agli input della Regione, sul biologico e sul prodotto certificato, che per altro ha una ricaduta anche sulla filiera del turismo.

Rabbia, rabbia vera, anche a Orvieto, con il Pd pronto a portare amministrazione e cittadini sulle barricate contro ogni progetto di ulteriori allargamenti della discarica delle Crete. Orvieto da sempre si oppone, ma la Regione non ha mai saputo trovare un’alternativa, una politica dei rifiuti coerente e omogenea, magari anche impopolare, ma con un obiettivo lineare e verificabile, che possa fare a meno dell’allargamento delle Crete. Segno che fare poco o nulla, il puntare sull’eterno rinvio, cercare di agire sotto traccia senza modificare gli equilibri, è una strategia miope che prima o poi costringe a maneggiare autentiche bombe, come oggi quella della discarica orvietana e dei cittadini di Orvieto stufi ed arcistufi.

Ancora più inferociti rispetto a quelli di Orvieto (anche se sono di meno) gli abitanti di Castelluccio: non ne possono più di sentirsi ripetere che “ripartiremo”, che “ricominceremo”. Sono passati non mesi, ma anni. Pazienza finita, fanno sapere. Ora è pronta la contestazione fragorosa. Si attendo iniziative perfino fantasiose.

Eccoci ora, andando qua e là sull’alfabeto, alla T di Trasimeno. Qui siamo agli ultimatum. Il commissario che è stato chiamato a chiudere i conti – oggi crivellati dopo anni di certezza delle spese e incertezza delle entrate – della fu Comunità montana più pianeggiante del mondo continua a chiamare in Regione, ma ormai il centralino lo dirotta su qualche linea morta. Nessuno sta cercando fondi per la Comunità montana del Trasimeno e i sindaci lo hanno capito. Toccherebbe a loro, se la Regione non interviene, pagare di tasca delle loro amministrazioni. Con il risultato di terremotare i bilanci dei Comuni. In un gioco del cerino che, in un contesto minimamente serio, sarebbe inammissibile, ma qui è anche davvero molto irritante. E i sindaci sono pronti al far detonare la protesta.

Come sono pure irritati a Nocera per la chiusura della casa per anziani. Nocera è un campanello d’allarme. L’Umbria invecchia, si vive di più, servono nuove strategie e risorse più consistenti per gli anziani.

In questo contesto di emergenze e grane varie, arriva l’addio di uno dei massimi neurochirurghi europei, Sandro Carletti, allievo del professor Maira, che lascia l’ospedale di Terni e l’Università: da giugno va a Firenze e Roma a dare il suo rilevante contributo alla sanità italiana. Per l’Umbria Carletti era anche un gran buon affare: portava pazienti da fuori regione, contribuendo alla mobilità attiva – come si dice – che significa denaro fresco nelle tasche dell’ente Regione.
L’uscita di Carletti lascia sempre più solo l’altro grande chirurgo di riferimento rimasto in Umbria, l’esperto di interventi toracici, Puma, che ha resistito alle avance dell’Università di Bologna, e aggiunge un po’ di ulteriore scoramento tra coloro che sull’Umbria hanno scommesso, contando di poter metter su una scuola in un contesto positivo per le “eccellenze”.

Perchè il tema qui è sempre lo stesso ma più complesso di altri: l’Umbria non ha i numeri per attrarre grandi talenti nel senso che non è in grado di offrire un palcoscenico adatto ai “numeri uno”, come non è in condizione – se non si fa un salto di qualità – di pagarli come si attendono né di prospettar loro una intramoenia remunerativa.
Perciò urge una politica delle “eccellenze” in sanità: recuperare attrattività è una scelta che la Regione deve fare però a livello di bilancio complessivo. Si deve decidere se investire anche in luminari. E trovare relative risorse. Insieme alla Regione qui dovrebbe battere un colpo anche l’Università. Ma non pare proprio aria. Sull’argomento va in scena, ormai da anni, lo stesso film: il silenzio degli ermellini.